ucronista

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Paris, France
Gaia Barbieri nasce e vive nonostante tutto come il basilico a Lausanne, da trentasette anni e più che altro per curiosità....JeSuisUnAutre...

tempi persi

venerdì 8 aprile 2022

Prima

Aprile è forse meno crudele,

con questa pioggia infinita e un mantello

di nebbia.

La campagna svizzera accoglie nel vento

il nibbio reale, troppo lontano.

Se fossi una mamma nibbio

avrei un nido arroccato per te,

strategie di volo, di caccia,

ascensioni e picchi, planate,

fabbricherei calore di piume e poi

ti ammirerei partire.

Una mamma umana è sprovvista.

Annodare insieme

i fili della storia, ma come.

Il tempo non vuole saperne,

eppure eppure

il tempo ti apre 

un pertugio di vita.

E ben prima di vedere il tuo muso

so che mi chiami ad esserci proprio

come ti chiamo io.

 

 

 

 


domenica 5 dicembre 2021

I miei stupidi intenti

Il multiverso riserva sorprese

alternative lancinanti in pianti muti

"MORE!"

pianti neonati su adulti parentali

poesia, bloccata a letto poesia,

(there is)

still life.

 

Per molti versi non ho mai scritto,

abbandono, mai più, ferocia,

non ne sapevo niente.

Adesso suppongo, scivolo.

Per molti versi animali umani,

"MORE!" - till in the end

singhiozzo

che far delle mani, del volto,

tutto tolto, la parola.

 

Poi amori rotti, amori interi,

insufficienti e stanchi

i figli che non avremo

i figli che non verranno

i figli anche loro altrove,

altravolta, altra vita, non questa, questa è andata, una mano sbagliata, roll the dice, les jeux sont faits, rien ne va plus.

 

Lavoro lavoro e allora?

Lavoro eppure,

"MORE!" - till in the end, the day came

sospesa la fatica sempre,

tutto solo fragile.

 

Io troppo poco per il sistema,

forse mi ha mangiata e sputa 

relitto naufragio io,

moscerino non lucciola,

la mia forza da moscerino

la mia rabbia da moscerino

in rivolta da moscerino

se fossi una balena e invece

volevo vivere,

volevo solo vivere 

e invece

"MORE!" - till in the end, the day came, in the end came


Mi rimangono i nomi, quelli sì,

tutti i vostri nomi e anche il mio,

nomi più veri di noi,

le cose si squagliano presto.

 

Cosa devo, posso o altri modali idioti?

Dondolo, dondolo 

"MORE!" - till in the end, the day came, in the end came, close of a long day

che alla fine anche se è la fine

anche se poi mi lascio cadere

when she said to herself, whom else, time she stopped,

m'importa soltanto

l’œuvre de Sisyphe che abbiam fatto,

ognuno di voi, io.

 

 


 







domenica 22 agosto 2021

La trama

Trasmettere qualcosa all'altro
l'altro del poi, che bussa all'ora,
trasmettere è forse 
mettere a disposizione
significanti, immagini
o impressioni, anche, 
insomma un certo spazio
predisporre alcuni luoghi
all'apertura e allo scarto,
alla tenuta e allo scasso,
per quel restauro fragile
che implica ereditare -
spingere via, e abbracciare.
 
L'estate del mio 
allenamento a trasmettere -
paura e desiderio
di rinunciare e partire,
insegnare, concepire -
è l'estate nera di Kabul.
I miei piccoli drammi,
piccoli strappi,
mentre la Storia
stravolge di nuovo la trama.
 
Come preparo, per chi scriverà,
i fogli, la piuma e la lama?
La lama, forse, sopra ogni cosa.
Ché si dovrà tagliare, slegare,
sciogliere, scavare -
libertà è la fatica
di disfar della trama 
un punto preciso,
preciso dolore
per spostarsi e iniziare
a filare altrimenti.

lunedì 16 agosto 2021

Nero su nero

Dei furtivi tu sei
l'istigatore perfetto,
tra l'erba e le stelle
di te un fruscìo
in codice per io
vuol dire
 
nero su nero continua,
che segui e precedi
rettile, drago
ardita lepre,
io solo umana ma sento
vettori animali
ibridare altro ritmo. Rischioso?

Hai avuto paura, Azazel?
Quando hai annusato assenza,
hai deciso sparire,
agguato teso e invisibile,
attutito il suono tenuta l'ombra Azazel,
tre giorni
non ti hanno sentito.
Ma c'eri!

Passo la frontiera
un treno per sola preghiera
e la voce ha risposto alla voce,
scambio di sillabe nostre,
corrisposti odori
mi porti a casa
ché senza te 
nessun luogo più 
riparare può,

non farlo sul serio,
sparire è solo per gioco,
solo per poco,
nero su nero ma insieme,
e se avventura tua
senza lacci umani

va bene ma torna,
poi torna sempre vicino,
concreto e fratello felino,
torna sempre torna
nostra materia sul cuore
nero su nero Azazou.
 

martedì 13 luglio 2021

Prima dose

Godo del privilegio

della biopolitica,

per sorteggio

o sortilegio

nacqui dal lato giusto,

la mia vita vale

la spesa.

Più a sud pochino

un pochino meno,

dal mare in poi

la gente nemmeno vale

il salvagente.

Troppo evidente

tutto il teorema.

L'antivirus in vena

vorrei così tanto 

piratare il sistema.


domenica 4 luglio 2021

Sottotraccia

In un sogno dovevo scrivere

dentro al rumore,

strepitavano voci false,

coprivan la mia.

Cosa scrivere di un mondo

dal suo punto di fine,

cosa scrivere di piccolo

abbastanza per rifugiarsi

tra le righe e pensare.

Non ho risposte,

ho un po' studiato ma non so,

trasmetto forse solo forse.

Conforto incrinature.

A Losanna un punk anarchico

scende lungo una via del centro,

furtivo come il suo cane,

ma trovo tracce sui muri

sui cartelli stradali

d'Extinction-Rebellion, ZAD 

e altre linee di fuga.

A Losanna ho un nuovo

esperimento da tentare.

E riconosco la sensazione

di non essere più in nessun qui,

sospesa, in transizione,

è una scomparsa à bas bruit,

un passo di danza 

che chiede distanza

tra me e me,

esisto ma esercito

distacco e silenzio,

e le cose da scrivere

son discrete e sottili

palpitano sotto una nebbia,

che le minaccia

di sparizione.

Ma devo scrivere.

Perché c'è ancora uno spazio,

e quel che è da scrivre

vive qui.

 

 


sabato 1 maggio 2021

Cruellest month

Aprile è il mese del sangue,

lì sgorga la fonte del mio,

lì estenuata finisce.

Anche aprile finisce,

e senza primavera lascia

le dita fredde.

Vedi ancora la vita?

Cos'è per i morti?

O per i mai nati.

Da qui fa piangere,

la vita nuda, volti di maschera,

ma della sua gioia

soprattutto piango,

della potenza.

L'animale sta in disparte,

si nasconde da tutti,

ma senza la sua inquietudine

esistere è solo abitudine.

So che è qui vicino.

Sento il suo tremito e il suo sguardo.

Vorrei saperlo tenere, proteggerlo

ma forse non si può.

L'animale vive altrove,

tra me e te, forse, tra tempo e ucronia.

Vai, corri, salta, graffia, 

apri uno squarcio e passa, cercalo.

Un frullo d'ali, un richiamo gentile,

strusciare furtivo di fusa.

Poi torna, e porta un frammento 

della sua voce,

fuori dal buio che avvolge il sogno.

Così saprà che tra i vivi

ancora il suo sangue scorre.

martedì 16 marzo 2021

Alberi

Far con le parole

come il vento

e coi polmoni

come un canto,

fare con le mani

come un cuore,

fare con il vuoto,

non riempire.

Si coprono di niente d'inverno,

vibrano nel cielo livido,

d'azzurro tremano.

I loro morti solcano i mari,

i loro morti svegliano il fuoco,

i loro morti abbracciano

scritture nostre.

Fare con la danza

un destino

le radici

come piedi,

fare un SOS

per la Terra,

fare pazienza

veder finire.

venerdì 5 marzo 2021

Come all'inizio

In un sogno ritrovavo agende vuote

bianche bianche,

dieci anni passati

senza lasciar traccia.

Anti-materia del tempo.

Anno 2014, 

anti-ricordi diventano immagini,

disegni, fotografie.

Materia psicologica è radioattiva,

lo vidi in altri sogni 

sognati accanto.

Cielo blu assoluto e guarigione,

vita grida e reclama

presenza. Prontezza.

Sei mesi per decidere

se commettere 

al mondo un Altro.

Mio cuore vive ancora

straziato da due amori

graziato da due amori.

Parole d'amore non si scrivono,

s'incidono nei battiti,

fluire del sangue

d'un corpo nuovo e ferito, 

pellicola fotografica

come all'inizio.

martedì 26 gennaio 2021

Polvere

Il tempo ha un inverno?

Se ce l'ha forse è arrivato,

è caduto con la neve

ma non si è sciolto.

Nessun oggetto esiste

soltanto nodi 

di relazioni,

ogni corpo

è un evento.

La trama del mondo è minuta,

discreta,

un ricamo sottile.

Si è rotta l'illusione

della continuità.

C'è come una polvere

ad attutirmi il cuore, 

si posa in silenzio

tra me e me.

Forse è stanchezza, letargo,

tutto succede

meno drammatico.

La mia nonna che si spegne.

Le tragedie dei miei amici.

Il mio corpo inerte sul tavolo.

Lo spazio pubblico deserto.

Dov'è la mia rivolta?

E l'amore?

Non so più... Stare in agguato.

Sonno, sonno, sonno...

Son più lucida nel sogno.

Lì c'è colore, la polvere non soffoca,

palpita. E ti tengo, Old Boy.

Che facciamo?

Dopo tutto questo Thànatos?

Tornare vividi?

Ne avremo il coraggio, la follia?

venerdì 1 gennaio 2021

Lignes d'erre

Finire il dottorato è nevicare

leggera leggera su paesaggi passati,

sapevo fin dall'inizio

che il vettore riportava indietro.

Ero nell'allegro 

turbinare di un gerundio, 

e adesso il participio 

è passato e punto.

E questa malattia del mondo,

un anno di cadaveri,

e di morenti soli,

di vivi paralizzati

e i neonati 

non posson sapere che vuoto 

si trovano alle spalle.

Forse questo la neve

cade a consolare.

Ma per bucare il bianco

ci vorrebbe un mantello nero,

Azazel lo sa ma è lontano,

a rianimare altri occhi tristi.

Io nella neve mi sento nuda.

Dove va a finire il moto, la pulsazione?

Linee di fuga, erranza, nomadismo.

Poi la realtà dell'inerzia. 

Chi difende la scintilla?

Finire il dottorato

fa veramente freddo.


 

 

 

 

 


mercoledì 18 novembre 2020

Quasi niente

Dopo seicento quasi pagine

mi fa male la scrittura, 

fragile struttura

che non mi tiene più.

Assuefatta.

Negazione è quasi vita,

resistere - esistere.

Ma io sono stanca, amore, stanca.

Non potremmo soltanto restare ?

Nudi a far l'amore e a fumare,

ma insieme.

Se tu lo fai solo, io con chi ?

Dove vado, dove me ne scompaio quasi io -

qui, nel mal di testa e nel pallore, le occhiaie di un volto.

Chi è l'immagine nello specchio ?



domenica 3 maggio 2020

settanta ventotto aprile

Questo corpo
con la fronte ardente e le dita gelide
è un corpo che trema
da dentro a dentro
in esilio dal fuori

povero corpo
come ti faccio male

il cuore è l'unico pezzo
che continua vivo
animale piccolo selvatico
furtivo in agguato nel bosco
prende il poco che c'è gioisce
si dona ancora ancora

Ancora scrivo eppure
dev'essere questo il laccio
che per davvero non sciolgo
l'anelito la rivoluzione
se fuori abbandono
qui resisto
fino all'ultimo istante

Ti parlo allora ancora da dentro
cassa di risonanza che sola insiste
a contenerci tutti e due
viva e morto e il contrario
ci sono mondi in cui ci riabbracciamo?

Se si tratta di io
finisco sempre per vergognarmi
c'è davvero poco
tu meritavi un'erede
meno disperata
ma forse allora avrebbe dovuto
amarti di meno
forse dovevi
amarmi di meno

Se si tratta di noi
sono squarciata e fiera
papà
ma questa parola significa?
Papà oso chiamarti nonostante
sedici anni e più
di onoratissimo orfelinato
è il cuore sai che non si arrende
credo voglia battere anche per il tuo
che domenica invece ha ceduto
si è strappato strappato
il tuo cuore domenica
sono rimasta io

a farti tanti auguri per i tuoi settant'anni
tondi tondi oggi
non avrai mai l'età
per essere vecchio
eri bianco bianco
dopo la tua guerra
forse avevi capito
ma non me l'hai detto

Io passo la vita a scrivere
e abbraccio come albero a rami spalancati
passo la vita sottovoce
sottovoce gridare e infrangere
Penelope ha aspettato vent'anni
tessere e disfare
l'abito funebre nuziale
tessere e disfare
ingannare il succedersi dei giorni
tessere e disfare

non è pazienza
è condanna ad amare

Papà non avrò un figlio
non l'avevo mai immaginato
che quel rifiuto per brutto tempismo
fosse rinuncia alla follia di generare
speravo tanto poter parlare
di te a tua nipote
sarebbe stata un'irriverente
con gli occhi gialli come i tuoi
e io già l'aspettavo

Adesso credo che non verrà
povero corpo mio è malato
forse non saprà tenerla
farsi rifugio robusto per lei

Non avrò un figlio papà  
e da quando l'ho saputo
faccio come se niente fosse
ma mi spezzo e affondo come barca
barca cede e mare inghiotte

Non è mica colpa del mare
se tra noi umani ci si lascia
annegare








la chiamo libertà

Ho creduto che la parola
fosse energia che di voce in voce
desse una forma abitabile al mondo,
trasformasse gli altri in vicini.

La parola è caduta,
trafitta
da menzogne umane,
troppo umane.

Ho sperato che l'amicizia
tenesse insieme i miei stralci coi vostri,
come spago robusto tiene
tutto il tempo della traversata.

L'amicizia è dissolta
in pallidi gesti,
ché il tempo nostro
è tempo della fine.

Mi è sembrato che l'amore
significasse meraviglia di sguardo,
passo vivo, corsa e capriola,
gioia grande, aperta avventura.

L'amore è sfinito
sciolto nella pioggia,
nessuno ha pensato
a metterlo al riparo.

Traverso allora da sola
quest'ora logora e vuota,
e per non morirne
la chiamo libertà.

sabato 25 aprile 2020

Domiciliari

Le porte del tempo
aprono e chiudono dentro
questo ritmo del sempre uguale,
scendi le scale, sali
le scale.

E la finestra
verso il cielo
stavolta spero sia almeno
quello vero,
ma la finestra
mostra e tace
scoperchia il fuori
finché così le piace.

Porte, finestra, muri, giardino,
gatto
sul tetto.
Alberi, fiori, erbe, insetti,
vicini, parenti stretti,
quelli che mai avevo il tempo di vedere
e allora, piacere, Gaia, piacere,
acero, timo, rosmarino, rododendro,
fragoli, fagioli, pomodori,
roseto, fave, piselli, allori.
Le melanzane è ancora presto,
il fico invece è meno modesto,
il merlo viene, saltella lesto,
con le cime di rapa ci faccio il pesto

e sempre gatto
sul tetto.

Non so più,
vivevo in un vortice,
con mani di forbice,
qui ci sei tu,
e i nostri amici cari,
compagni rari
di traversata,
se son condannata
ai domiciliari
è meglio con voi,
Sì, è bello con voi.

domenica 15 marzo 2020

L'incidente

Dovrebbe essere il titolo di uno spettacolo
che parla di un matrimonio,
così dicevamo con P.
Io al matrimonio non ci ho mai creduto,
mai ho ceduto
al suo marketing,
l'incidente invece non si vende
ma accade.
Ma adesso sposarsi è vietato,
anche spostarsi,
adesso si muore fermi,
di una morte secca e senza lutto,
si muore in quarantena.
Vietato vedere, toccare i corpi,
incontrare i vecchi,
vietati gli abbracci,
guai perturbare
con pianto
le solitudini.
Non si sa per quanto,
congela la mente,
questa è l'essenza
dell'incidente.
La paura ci abitua,
educazione alla distanza,
la tecnologia ci aveva
allenati.
Allineati, attendiamo il nostro turno,
per fare cosa,
la spesa o il malato ?
Intubato ?
Dicevano che era solo una brutta influenza,
avevano ragione, ma non capivano
quale fosse, questa influenza,
non quella degli acciù,
ma la conseguenza
del "o io, o tu",
quella della finanza
sulla politica,
quella della mafia
sullo stato,
quella dello stato
sulla salute pubblica
e guarda in che stato.
Una brutta influenza,
questa pubblica
malattia.
Capita, capita,
che ci vuoi fare,
che in tutti i modi
dovrai pur trapassare,
vecchi, malati, fragili, soli,
è un virus che sa
dove sbancare.
Capitalista, quest'influenza,
di chi non produce
meglio far senza,
tutto immediato,
conoscenza
ridotta a dato,
tranne il virus
non ci trasmettiamo più niente.
Eppure l'incidente
non ha mai un solo vettore,
e queste ore lente
forse sussurrano
come un morente,
sussurrano piano
"guarda, il vicino
ha acceso la luce,
forse sta cucinando
gli spaghetti sta pensando
i tuoi stessi pensieri,
ascolta, qualcuno di sopra
sta piangendo, ma c'è una voce
che lo consola, forse un bambino,
senti, nelle mani hai vertigini
di vuoto e d'assenza,
chi ti riempiva, prima, le dita ?".
Le ore spendono
l'ultima voce terrestre,
la stessa che infinite volte
ha voluto avvertirci che è grave
morire senza mai
esser stati in vita,
adesso la voce è leggera,
sospesa come noi,
e l'aria ridiventa pura,
e l'acqua ridiventa limpida,
e i paesaggi riprendono
disumana fierezza,
quasi Gaia ci dicesse
"vedete, senza voi,
come faccio presto.
Torno bella",
quasi ci chiedesse
"cosa decidete ?
Qual'è l'incidente ?
La vita, il virus, o voi ?
Cosa decidete ?
Imparate ? Questa volta ?".

L'incidente, è che ci troviamo
soli,
senza più riti, massacrati i miti,
connessi al potere, senza rizomi,
immemori di tutto, persi nei nomi,
l'incidente è un'occasione micidiale
di ritrovare il coro
della specie nostra,

e prima del collasso,
nell'ultimo ospedale,
il cuore tremante
del teatro
rianimare.




















domenica 17 novembre 2019

Dimentica i morti

Dizionario della psicoanalisi,
vedi alla voce :
Altro.
Esterno ed anteriore al Soggetto,
da sempre già
superato.
Dizionario delle date senza
ritorno,
dizionario delle catastrofi
e dei compleanni scordati.
Vedi alla voce :
life is so long.

Ma il giorno dei morti
in realtà non finisce,
mi slega, dissipa ancora,
non so se ricordo,
so che comunque porto,
nell'aperto i vostri nomi,
il vibrare che lasciaste,
papà, Pico, 
non so se vi riaccordo,
ma senza sosta vi rammendo,
voi che abitate lo strappo,
voi generosi di vertigine
di tempo e di spazio
senza di voi,
cari, eterni,
dannati amati oggetti interni.

Tutta la distanza
il divenire,
il gioco dell'emigrazione,
lo scomparire,
vivere in fondo è solo questo,
scordare i morti,
"it goes on" diceva Frost,
non si può stare
sulla collina tra le tombe,
non puoi tornare,
non hai mai tempo, devi andare,
devi riuscire

-

Ma tutto questo è solo un sogno,
amati morti,
i miei ricordi sono vivi,
ho il cuore solo pieno
del vostro vuoto. 







giovedì 26 settembre 2019

Montale mi aveva detto

Accade giungano, rimangano è raro, ma accade. Può darsi lontananza secca, altro dirsi comprendo. Assente manifesta astuzie, intendo, insisto mai, sempre al trapano resiste. Era. Presidiano strani domestici. Pareva, era...Ignoro. Destino trabocca, oppure di me tutto ignoro.

lunedì 23 settembre 2019

A.


Nel luogo più fragile incontro
mio padre, mio figlio e il mio uomo,
nessuno di loro è reale
nessuno è più vero
di loro.




domenica 2 giugno 2019

Aria

Penso che ti chiamerò
"Toni Tout-fou",
come il pittore di muri
dai tratti furtivi.

Non era colpa dei riccioli :
li tagliasti ma resta
dell’infanzia folle
vivida gioia.

Tu sei d'aria,
anima nuova,
come non farsi toccare
dall'aria,
come non farsi portare,
se tu ridi forte e giochiamo al gioco
se ti respiro - non posso scappare.

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