Ed è in un piccolo
vicolo oscuro,
una piccola notte,
è una piccola sorte
il rumore
dei piedi scalzi senza rumore
che scivolano il vicolo
e trovano te.
Eh, lo so, amore,
è tutto ridicolo.
Soprattutto l'amore.
Soprattutto le ore iene
in cui non ho pianto,
e pensavo di aver perso le vene
col sangue
e il brillore.
Dicevo "aggrappati"
e crollavo io,
i gesti non tenevano,
le parole pronunciate
si scioglievano nell'aria liquide
come aranciate.
Ma poi
il vicolo, la notte, i piedi scalzi
e i tuoi occhi nudi sui miei.
Ho pianto, e ti ho messo
il mio tremore nelle mani,
e poi anche ricordi strani,
il cimitero dei nomi persi,
i pensieri più tersi
e i biscotti al cioccolato,
e i biscotti al futuro
mancato.
Un altro po' di vita, rimanemmo così.
Da una finestra aperta arrivava
una voce ferita,
non umana, come un lamento di cane.
"Lo senti?", mi hai chiesto. "E' un cucciolo".
"Sì che lo sento. Perché piange?"
"Non piange. Ulula."
E io ululavo anch'io,
piangevo come un lamento di cane,
come un bambino
quando rivede la mamma,
le mette il suo tremore nelle mani,
le chiede di dare un senso
alle cose, ai giochi, ai giorni,
chiede un nome per il vuoto
per lo schianto dei nomi persi.
Questo ti chiedevo
nel piccolo vicolo,
e forse mi fosti madre,
mentre ti tenevo.
ucronista
- iskariel
- Paris, France
- Gaia Barbieri nasce e vive nonostante tutto come il basilico a Lausanne, da trentaquattro anni e più che altro per curiosità. ...JeSuisUnAutre...
tempi persi
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