ucronista
- iskariel
- Paris, France
- Gaia Barbieri nasce e vive nonostante tutto come il basilico a Lausanne, da trentaquattro anni e più che altro per curiosità. ...JeSuisUnAutre...
domenica 22 agosto 2021
La trama
lunedì 16 agosto 2021
Nero su nero
l'istigatore perfetto,
tra l'erba e le stelle
di te un fruscìo
in codice per io
vuol dire
nero su nero continua,
che segui e precedi
rettile, drago
ardita lepre,
io solo umana ma sento
vettori animali
ibridare altro ritmo. Rischioso?
Hai avuto paura, Azazel?
Quando hai annusato assenza,
hai deciso sparire,
agguato teso e invisibile,
attutito il suono tenuta l'ombra Azazel,
tre giorni
non ti hanno sentito.
Ma c'eri!
Passo la frontiera
un treno per sola preghiera
e la voce ha risposto alla voce,
scambio di sillabe nostre,
corrisposti odori
mi porti a casa
ché senza te
non farlo sul serio,
sparire è solo per gioco,
solo per poco,
nero su nero ma insieme,
e se avventura tua
senza lacci umani
va bene ma torna,
poi torna sempre vicino,
concreto e fratello felino,
torna sempre torna
martedì 13 luglio 2021
Prima dose
Godo del privilegio
della biopolitica,
per sorteggio
o sortilegio
nacqui dal lato giusto,
la mia vita vale
la spesa.
Più a sud pochino
un pochino meno,
dal mare in poi
la gente nemmeno vale
il salvagente.
Troppo evidente
tutto il teorema.
L'antivirus in vena
vorrei così tanto
piratare il sistema.
domenica 4 luglio 2021
Sottotraccia
In un sogno dovevo scrivere
dentro al rumore,
strepitavano voci false,
coprivan la mia.
Cosa scrivere di un mondo
dal suo punto di fine,
cosa scrivere di piccolo
abbastanza per rifugiarsi
tra le righe e pensare.
Non ho risposte,
ho un po' studiato ma non so,
trasmetto forse solo forse.
Conforto incrinature.
A Losanna un punk anarchico
scende lungo una via del centro,
furtivo come il suo cane,
ma trovo tracce sui muri
sui cartelli stradali
d'Extinction-Rebellion, ZAD
e altre linee di fuga.
A Losanna ho un nuovo
esperimento da tentare.
E riconosco la sensazione
di non essere più in nessun qui,
sospesa, in transizione,
è una scomparsa à bas bruit,
un passo di danza
che chiede distanza
tra me e me,
esisto ma esercito
distacco e silenzio,
e le cose da scrivere
son discrete e sottili
palpitano sotto una nebbia,
che le minaccia
di sparizione.
Ma devo scrivere.
Perché c'è ancora uno spazio,
e quel che è da scrivre
vive qui.
sabato 1 maggio 2021
Cruellest month
Aprile è il mese del sangue,
lì sgorga la fonte del mio,
lì estenuata finisce.
Anche aprile finisce,
e senza primavera lascia
le dita fredde.
Vedi ancora la vita?
Cos'è per i morti?
O per i mai nati.
Da qui fa piangere,
la vita nuda, volti di maschera,
ma della sua gioia
soprattutto piango,
della potenza.
L'animale sta in disparte,
si nasconde da tutti,
ma senza la sua inquietudine
esistere è solo abitudine.
So che è qui vicino.
Sento il suo tremito e il suo sguardo.
Vorrei saperlo tenere, proteggerlo
ma forse non si può.
L'animale vive altrove,
tra me e te, forse, tra tempo e ucronia.
Vai, corri, salta, graffia,
apri uno squarcio e passa, cercalo.
Un frullo d'ali, un richiamo gentile,
strusciare furtivo di fusa.
Poi torna, e porta un frammento
della sua voce,
fuori dal buio che avvolge il sogno.
Così saprà che tra i vivi
ancora il suo sangue scorre.
martedì 16 marzo 2021
Alberi
Far con le parole
come il vento
e coi polmoni
come un canto,
fare con le mani
come un cuore,
fare con il vuoto,
non riempire.
Si coprono di niente d'inverno,
vibrano nel cielo livido,
d'azzurro tremano.
I loro morti solcano i mari,
i loro morti svegliano il fuoco,
i loro morti abbracciano
scritture nostre.
Fare con la danza
un destino
le radici
come piedi,
fare un SOS
per la Terra,
fare pazienza
veder finire.
venerdì 5 marzo 2021
Come all'inizio
In un sogno ritrovavo agende vuote
bianche bianche,
dieci anni passati
senza lasciar traccia.
Anti-materia del tempo.
Anno 2014,
anti-ricordi diventano immagini,
disegni, fotografie.
Materia psicologica è radioattiva,
lo vidi in altri sogni
sognati accanto.
Cielo blu assoluto e guarigione,
vita grida e reclama
presenza. Prontezza.
Sei mesi per decidere
se commettere
al mondo un Altro.
Mio cuore vive ancora
straziato da due amori
graziato da due amori.
Parole d'amore non si scrivono,
s'incidono nei battiti,
fluire del sangue
d'un corpo nuovo e ferito,
pellicola fotografica
come all'inizio.
martedì 26 gennaio 2021
Polvere
Il tempo ha un inverno?
Se ce l'ha forse è arrivato,
è caduto con la neve
ma non si è sciolto.
Nessun oggetto esiste
soltanto nodi
di relazioni,
ogni corpo
è un evento.
La trama del mondo è minuta,
discreta,
un ricamo sottile.
Si è rotta l'illusione
della continuità.
C'è come una polvere
ad attutirmi il cuore,
si posa in silenzio
tra me e me.
Forse è stanchezza, letargo,
tutto succede
meno drammatico.
La mia nonna che si spegne.
Le tragedie dei miei amici.
Il mio corpo inerte sul tavolo.
Lo spazio pubblico deserto.
Dov'è la mia rivolta?
E l'amore?
Non so più... Stare in agguato.
Sonno, sonno, sonno...
Son più lucida nel sogno.
Lì c'è colore, la polvere non soffoca,
palpita. E ti tengo, Old Boy.
Che facciamo?
Dopo tutto questo Thànatos?
Tornare vividi?
Ne avremo il coraggio, la follia?
venerdì 1 gennaio 2021
Lignes d'erre
Finire il dottorato è nevicare
leggera leggera su paesaggi passati,
sapevo fin dall'inizio
che il vettore riportava indietro.
Ero nell'allegro
turbinare di un gerundio,
e adesso il participio
è passato e punto.
E questa malattia del mondo,
un anno di cadaveri,
e di morenti soli,
di vivi paralizzati
e i neonati
non posson sapere che vuoto
si trovano alle spalle.
Forse questo la neve
cade a consolare.
Ma per bucare il bianco
ci vorrebbe un mantello nero,
Azazel lo sa ma è lontano,
a rianimare altri occhi tristi.
Io nella neve mi sento nuda.
Dove va a finire il moto, la pulsazione?
Linee di fuga, erranza, nomadismo.
Poi la realtà dell'inerzia.
Chi difende la scintilla?
Finire il dottorato
fa veramente freddo.
mercoledì 18 novembre 2020
Quasi niente
Dopo seicento quasi pagine
mi fa male la scrittura,
fragile struttura
che non mi tiene più.
Assuefatta.
Negazione è quasi vita,
resistere - esistere.
Ma io sono stanca, amore, stanca.
Non potremmo soltanto restare ?
Nudi a far l'amore e a fumare,
ma insieme.
Se tu lo fai solo, io con chi ?
Dove vado, dove me ne scompaio quasi io -
qui, nel mal di testa e nel pallore, le occhiaie di un volto.
Chi è l'immagine nello specchio ?
domenica 3 maggio 2020
settanta ventotto aprile
con la fronte ardente e le dita gelide
è un corpo che trema
da dentro a dentro
in esilio dal fuori
povero corpo
come ti faccio male
il cuore è l'unico pezzo
che continua vivo
animale piccolo selvatico
furtivo in agguato nel bosco
prende il poco che c'è gioisce
si dona ancora ancora
Ancora scrivo eppure
dev'essere questo il laccio
che per davvero non sciolgo
l'anelito la rivoluzione
se fuori abbandono
qui resisto
fino all'ultimo istante
Ti parlo allora ancora da dentro
cassa di risonanza che sola insiste
a contenerci tutti e due
viva e morto e il contrario
ci sono mondi in cui ci riabbracciamo?
Se si tratta di io
finisco sempre per vergognarmi
c'è davvero poco
tu meritavi un'erede
meno disperata
ma forse allora avrebbe dovuto
amarti di meno
forse dovevi
amarmi di meno
Se si tratta di noi
sono squarciata e fiera
papà
ma questa parola significa?
Papà oso chiamarti nonostante
sedici anni e più
di onoratissimo orfelinato
è il cuore sai che non si arrende
credo voglia battere anche per il tuo
che domenica invece ha ceduto
si è strappato strappato
il tuo cuore domenica
sono rimasta io
a farti tanti auguri per i tuoi settant'anni
tondi tondi oggi
non avrai mai l'età
per essere vecchio
eri bianco bianco
dopo la tua guerra
forse avevi capito
ma non me l'hai detto
Io passo la vita a scrivere
e abbraccio come albero a rami spalancati
passo la vita sottovoce
sottovoce gridare e infrangere
Penelope ha aspettato vent'anni
tessere e disfare
l'abito funebre nuziale
tessere e disfare
ingannare il succedersi dei giorni
tessere e disfare
non è pazienza
è condanna ad amare
Papà non avrò un figlio
non l'avevo mai immaginato
che quel rifiuto per brutto tempismo
fosse rinuncia alla follia di generare
speravo tanto poter parlare
di te a tua nipote
sarebbe stata un'irriverente
con gli occhi gialli come i tuoi
e io già l'aspettavo
Adesso credo che non verrà
povero corpo mio è malato
forse non saprà tenerla
farsi rifugio robusto per lei
Non avrò un figlio papà
e da quando l'ho saputo
faccio come se niente fosse
ma mi spezzo e affondo come barca
barca cede e mare inghiotte
Non è mica colpa del mare
se tra noi umani ci si lascia
annegare
la chiamo libertà
fosse energia che di voce in voce
desse una forma abitabile al mondo,
trasformasse gli altri in vicini.
La parola è caduta,
trafitta
da menzogne umane,
troppo umane.
Ho sperato che l'amicizia
tenesse insieme i miei stralci coi vostri,
come spago robusto tiene
tutto il tempo della traversata.
L'amicizia è dissolta
in pallidi gesti,
ché il tempo nostro
è tempo della fine.
Mi è sembrato che l'amore
significasse meraviglia di sguardo,
passo vivo, corsa e capriola,
gioia grande, aperta avventura.
L'amore è sfinito
sciolto nella pioggia,
nessuno ha pensato
a metterlo al riparo.
Traverso allora da sola
quest'ora logora e vuota,
e per non morirne
la chiamo libertà.
sabato 25 aprile 2020
Domiciliari
aprono e chiudono dentro
questo ritmo del sempre uguale,
scendi le scale, sali
le scale.
E la finestra
verso il cielo
stavolta spero sia almeno
quello vero,
ma la finestra
mostra e tace
scoperchia il fuori
finché così le piace.
Porte, finestra, muri, giardino,
gatto
sul tetto.
Alberi, fiori, erbe, insetti,
vicini, parenti stretti,
quelli che mai avevo il tempo di vedere
e allora, piacere, Gaia, piacere,
acero, timo, rosmarino, rododendro,
fragoli, fagioli, pomodori,
roseto, fave, piselli, allori.
Le melanzane è ancora presto,
il fico invece è meno modesto,
il merlo viene, saltella lesto,
con le cime di rapa ci faccio il pesto
e sempre gatto
sul tetto.
Non so più,
vivevo in un vortice,
con mani di forbice,
qui ci sei tu,
e i nostri amici cari,
compagni rari
di traversata,
se son condannata
ai domiciliari
è meglio con voi,
Sì, è bello con voi.
domenica 15 marzo 2020
L'incidente
che parla di un matrimonio,
così dicevamo con P.
Io al matrimonio non ci ho mai creduto,
mai ho ceduto
al suo marketing,
l'incidente invece non si vende
ma accade.
Ma adesso sposarsi è vietato,
anche spostarsi,
adesso si muore fermi,
di una morte secca e senza lutto,
si muore in quarantena.
Vietato vedere, toccare i corpi,
incontrare i vecchi,
vietati gli abbracci,
guai perturbare
con pianto
le solitudini.
Non si sa per quanto,
congela la mente,
questa è l'essenza
dell'incidente.
La paura ci abitua,
educazione alla distanza,
la tecnologia ci aveva
allenati.
Allineati, attendiamo il nostro turno,
per fare cosa,
la spesa o il malato ?
Intubato ?
Dicevano che era solo una brutta influenza,
avevano ragione, ma non capivano
quale fosse, questa influenza,
non quella degli acciù,
ma la conseguenza
del "o io, o tu",
quella della finanza
sulla politica,
quella della mafia
sullo stato,
quella dello stato
sulla salute pubblica
e guarda in che stato.
Una brutta influenza,
questa pubblica
malattia.
Capita, capita,
che ci vuoi fare,
che in tutti i modi
dovrai pur trapassare,
vecchi, malati, fragili, soli,
è un virus che sa
dove sbancare.
Capitalista, quest'influenza,
di chi non produce
meglio far senza,
tutto immediato,
conoscenza
ridotta a dato,
tranne il virus
non ci trasmettiamo più niente.
Eppure l'incidente
non ha mai un solo vettore,
e queste ore lente
forse sussurrano
come un morente,
sussurrano piano
"guarda, il vicino
ha acceso la luce,
forse sta cucinando
gli spaghetti sta pensando
i tuoi stessi pensieri,
ascolta, qualcuno di sopra
sta piangendo, ma c'è una voce
che lo consola, forse un bambino,
senti, nelle mani hai vertigini
di vuoto e d'assenza,
chi ti riempiva, prima, le dita ?".
Le ore spendono
l'ultima voce terrestre,
la stessa che infinite volte
ha voluto avvertirci che è grave
morire senza mai
esser stati in vita,
adesso la voce è leggera,
sospesa come noi,
e l'aria ridiventa pura,
e l'acqua ridiventa limpida,
e i paesaggi riprendono
disumana fierezza,
quasi Gaia ci dicesse
"vedete, senza voi,
come faccio presto.
Torno bella",
quasi ci chiedesse
"cosa decidete ?
Qual'è l'incidente ?
La vita, il virus, o voi ?
Cosa decidete ?
Imparate ? Questa volta ?".
L'incidente, è che ci troviamo
soli,
senza più riti, massacrati i miti,
connessi al potere, senza rizomi,
immemori di tutto, persi nei nomi,
l'incidente è un'occasione micidiale
di ritrovare il coro
della specie nostra,
e prima del collasso,
nell'ultimo ospedale,
il cuore tremante
del teatro
rianimare.
domenica 17 novembre 2019
Dimentica i morti
vedi alla voce :
Altro.
Esterno ed anteriore al Soggetto,
da sempre già
superato.
Dizionario delle date senza
ritorno,
dizionario delle catastrofi
e dei compleanni scordati.
Vedi alla voce :
life is so long.
Ma il giorno dei morti
in realtà non finisce,
mi slega, dissipa ancora,
non so se ricordo,
so che comunque porto,
nell'aperto i vostri nomi,
il vibrare che lasciaste,
papà, Pico,
non so se vi riaccordo,
ma senza sosta vi rammendo,
voi che abitate lo strappo,
voi generosi di vertigine
di tempo e di spazio
senza di voi,
cari, eterni,
dannati amati oggetti interni.
Tutta la distanza
il divenire,
il gioco dell'emigrazione,
lo scomparire,
vivere in fondo è solo questo,
scordare i morti,
"it goes on" diceva Frost,
non si può stare
sulla collina tra le tombe,
non puoi tornare,
non hai mai tempo, devi andare,
devi riuscire
-
Ma tutto questo è solo un sogno,
amati morti,
i miei ricordi sono vivi,
ho il cuore solo pieno
del vostro vuoto.
giovedì 26 settembre 2019
Montale mi aveva detto
lunedì 23 settembre 2019
A.
domenica 2 giugno 2019
Aria
"Toni Tout-fou",
come il pittore di muri
dai tratti furtivi.
Non era colpa dei riccioli :
li tagliasti ma resta
dell’infanzia folle
vivida gioia.
Tu sei d'aria,
anima nuova,
come non farsi toccare
dall'aria,
come non farsi portare,
se tu ridi forte e giochiamo al gioco
se ti respiro - non posso scappare.
Terra
ad un kalashnikov,
combattente curda,
ora vorresti sparire.
E bevi una birra a Lione,
parliamo e piangiamo,
l'estate ci ha trovate
a tessere amicizia.
Anima antichissima,
ragazza di giada,
Non conosco ma sento
il fiume sottopelle,
sangue nero,
da distillare per farne
inchiostro.
Che cosa
stiamo scrivendo.
Porti il mio stesso nome,
ragazza acciaio,
portiamo questo destino di terra,
e una dolcezza affilata.
sabato 30 marzo 2019
Calmo tutto così
ci sono fratture, rotture nei tasti,
crollano sotto il peso delle dita uno
dopo l'altro,
pianoforte vecchissimo si lamenta fino alla fine
delle note possibili.
Ricordo ricordo,
come legare tutto
stretto stretto,
fermo.
Così crolla l'amore,
con strepito d'acciaio, di ponte sgretolato.
Cede.
Crolla la struttura dell'amore,
in un deserto senza braccia, niente si apre,
solo si sente sete
niente
baci da bere.
Chiudo, chiudo, chi ha manomesso l'amore,
chi ha sabotato
l'amore, chi ha interrotto
il movimento chi,
che pace, muoio, che pace,
giace.
Tutto
così
calmo.

