ucronista
- iskariel
- Paris, France
- Gaia Barbieri nasce e vive nonostante tutto come il basilico a Lausanne, da trentaquattro anni e più che altro per curiosità. ...JeSuisUnAutre...
venerdì 11 novembre 2011
l'ultima notte (alla corte del Re Cremisi).
lunedì 17 ottobre 2011
giovanna senza l'arco
martedì 13 settembre 2011
(bi) sogno di scrivere
venerdì 29 luglio 2011
La cintura di Orione
sabato 4 giugno 2011
luce elettrica
E così mi somministri all'improvviso
una notte in polvere.
Ma se ieri rideva come un mostro? Non te la ricordi.
Adesso è debole, derisa dalla luce elettrica
della civiltà.
Si nasconde in fondo agli angoli,
arretra, inciampa,
stanotte la notte balbetta ferita.
Una notte in polvere, da sciogliere in un bicchiere
che sorseggio insensibile,
meccanica. Una notte asettica. Leggera.
Perché mi porgi questo calice triste? Leggero, leggero.
Tu lo dimentichi mentre lo fai.
Perché dimentichi, ti chiedo.
Sorridi. Perché le cose passano.
Le cose, le ore, le storie, le persone.
Tutto passa, tutto in polvere, leggero, leggero.
Quindi lo dimentichi mentre lo fai,
ricordi in polvere, leggeri leggeri.
Tanto vale, vale tanto
poco. Ma perché
vale tanto poco?
E soprattutto perché allora
io do ancora i nomi alle cose
-alle ore, alle storie, alle persone? Perché io ricordo ancora?
Pesante, pesante
mi trascino in giro
il mio ridicolo carretto di reliquie. Ricordi gelati.
Che me ne faccio di tutta questa roba, mi chiedi.
Sorrido. Le faccio compagnia.
Ma intanto
la luce elettrica della civiltà mi incendia gli occhi
e arretro
e cerco gli angoli della polvere della notte.
Dal mio rifugio ti chiamo piano mentre
ti guardo danzare leggero (leggero) e scintillante,
in alto,
e non so raggiungerti
e non so dirti
e non puoi sentirmi
e non puoi
ricordarmi.
sabato 7 maggio 2011
self-righteous-suicide
semprequì
va gamentepsì chedelicà
e comunque no non ho studiato molto oggi,
non ostante la cortesia delle mie
perifrastiche passive veloci.
il quattro è lì che si aspetta che chi l'ha scritto se lo legga, pure.
pure. quante pretese ste tesi d'oggi.
e poi ci ho daffare,
ci ho dappensare, io.
penso agli sbalzi di nomi,
alla pasta con i capperi e le alici,
alla coperta gialla,
al gatto dietro la scrivania,
alla tossi-città,
alla cantina,
agli acquedotti,
al silenzio sacro,
a gràmmata,
ai traghetti,
ai monologhi,
ai fallimenti.
Però soprattutto penso alla coniugazione odiativa propria.
odio odis odi odiatum
odiare i paradigmi, voglio tornare
ad odiare i paradigmi
all'inizio della quinta ginnasio.
a settembre della quinta ginnasio,
primi di ottobre uno
due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici tredici quattordici quindici sedici
diciassette
diciotto
dician
no.
vedo le stelle da qui, le vedi anche tu da lì?
no, scherzavo, vedo solo i tasti neri della tastiera nera da qui,
li vedi anche tu da lì?
vedi anche da lì?
(vedi anche dalì?
salutamelo.
salute.
grazie.
io non la saluto.
non si preoccupi signora, mi saluto da me.
mi saluto benissimo da me.)
e comunque no poi il cancello del cimitero non si è chiuso,
cioè sì, si è chiuso gneeeeeeeeeek,
ma c'era un bel pulsante giallo giallo
e l'ho schiacciato forte e non è successo niente
e ho pensato bè va bè il prato non manca,
ma poi dopo che l'ho pensato si è riaperto
ri-gneeeeeeeeeeek,
e sono uscita.
ma se era così facile, dico io, se era così facile
tu cosa stai aspettando da 2757 giorni?
tu hai trovato una bella scusa per restartene nel prato, dico io.
e comunque no non so cosa succederà dopo.
(do è perfettamente simmetrico a po
se usi il carattere giusto,
e do po aver scoperto questo ciò
devo dire che son soddisfaziò.)
e così via come in un incubo
come in un incupo in cui le cose si mangiano
una cosa dopo l'altra
una cosa sopra l'altra
una cosa copre l'altra
una cosa scava l'altra
una cosa dimentica l'altra,
ma adesso mi sveglio e non è più domenica.
mi sveglio.
impugno un pennello e mi trucco un po'.
nascondo le cicatrici per far svanire il...
mi riscuoto.
ma perché ho lasciato le chiavi sul tavolo?
ecco che creo un'altra favola.
no,
io volevo-
impugna un pennello e e truccati un po'!
-io volevo-
nascondi le cicatrici per far svanire il...riscuotiti!
-io volevo-
ma perché hai lasciato le chiavi sul tavolo?
-io volevo-
io non credo che tu abbia fede
nel mio suicidio moralista,
io piango
quando gli angeli meritano di morire.
padre, padre, padre, padre
papà io metto la mia anima nelle tue mani,
padre mio, nelle tue mani,
perché mi hai abbandonato?
abbandonato nei tuoi occhi
abbandonato nei tuoi pensieri,
abbandonato nel tuo cuore,
oh
abbi fede nel mio suicidio moralista,
io piango
quando gli angeli meritano
di morire.
mercoledì 4 maggio 2011
Occhi
sabato 23 aprile 2011
chimera
scavare
scappare
sanguinare
non so più cosa voglio fare.
allora mi aaaaaaaaaaaaa r
rendo il maltolto.
rendo più semplici le cose.
"ora sono una chimera",
disse lui ridendo.
"ho due codici genetici diversi. ho un sangue che non è il mio sangue".
e ho due codici genetici diversi anch'io, ma uno sta crollando. e anch'io sono senza
il sangue del mio sangue.
chimera chiama chimera,
chimera chiama chimera,
chimera mi senti,
passo.
chimera è in avaria, passo.
chimera chiede aiuto immediato a chimera, passo.
chimera precipita, passo,
si schianterà al suolo, passo,
farà un rumore terribile, passo,
e intorno solo sangue e piume, passo,
chimera ha paura, passo,
chimera ti prego rispondimi, passo,
chimera ti prego rispondimi, passo,
chimera, ti prego...
pomodori rossi. dappertutto.
solo la fine.
e un sangue che non è il mio sangue.
giovedì 14 aprile 2011
noncompleanno
3...2...1...SORPRESA!!! buon noncompleanno g.! hahahaha non te l'aspettavi, vero??? e invece, anche quest'anno...ta-daaaaaa!!! caspita, per te aprile è un mese davvero, davvero speciale!! due noncompleanni da festeggiare!!! e uno è...il doppio dell'altro!!! non è divertente?? quattordici più quattordici fa... ...ventotto!!! proprio così, non è incredibile, non è divertentissimo??? beh, del resto, april is the...
april is the cruellest month.
come dici, g.?
nascita e morte incatenate si trascinano nel mio cervello.
ma sai che non riesco proprio a sentirti?? per caso mi stai chiedendo una fetta di torta?? è qui, è per te, mangiala pure tutta!!!
nausea. enorme, incontrollabile, fino alle lacrime.
vomito pezzi di me e chiedo perdono e sputo e mi asciugo gli occhi e falsifico la firma
su libretto delle assenze.
ma come, g., non hai fame? non è da te. ho fatto la tua crostata preferita. arance amare.
che c'è, non ti piacciono più le arance?
o non sai più amare?
ti prego, smettila, sto cercando di...
di, che cosa? di fare finta di niente? di dimenticare?
di vomitare via questo giorno. ti prego.
non mi sembra, g. tu stai scappando, non stai affatto vomitando. non mi sembra che tu abbia pianto, oggi. non mi sembra che tu abbia ricordato. cos'è, è passato abbastanza tempo?
cinque anni...
sì, e ogni anno devi contarli sulle dita per sapere quanti siano. perché da sola non te lo ricordi mai. tu te lo dimentichi, g., tu vuoi dimenticarti di me, perché se mi dimentichi puoi finalmente essere innocente.
no, sei ingiusta, io mi ricordo di lui ogni giorno, e tu lo sai benissimo, io immagino ogni giorno...
questo lo so, g. fa parte del tuo gioco: è nel tuo copione di persona buona ricordarti di lui. lo so benissimo che lui lo ricordi spesso. ma non è questo il punto: tu dimentichi ME, g. io ero sua madre. è a me, che non puoi pensare per non impazzire.
tu non sei...tu non sei nessuno! smettila adesso, tu sei...tu sei me, io esisto, tu non esisti, d'accordo?
-SILENZIO-
(respira) questo è vero. hai ragione, io non sono nessuno, tu sei...tu sei una persona. io no. ma, g. ...(sorride) io non esisto perché tu mi hai uccisa. io...ho vissuto. ho sofferto, ho sperato, ho...ho implorato il tuo ascolto, il tuo aiuto, ma...ero troppo piccola, per te. troppo inessenziale. c'erano cose più importanti da dire, da fare, da diventare. tu ti sei girata e te ne sei andata dritta per la strada che hai scelto. mi hai lasciata lì da sola. tu quel giorno avevi la morfina, g. io no. io no: l'hai mai immaginato, questo?
-SILENZIO-
sapevi che ne sarei morta, tu...tu lo sapevi. ma non sei tornata indietro a prendermi.
io...ho...ho avuto paura...
certo. credi che io non ne avessi? eri tu quella forte, g. io ero solo sua madre.
-SILENZIO-
è per questo che...che te ne stai sempre lì, a guardarmi? perché non ti ho...guardata?
-SILENZIO-
sì. non mi hai guardata mentre ero viva. non mi hai guardata mentre morivo.
-SILENZIO-
e allora mi guardi tu, adesso. per sempre.
sì, g.
-SILENZIO-
ma ora mi sento molto stupida.
cosa intendi?
detto così è molto...infantile. non so, mi vergogno un po'. scusami.
tu che chiedi scusa a me?
-SILENZIO-
strano, vero?
già.
già.
-SILENZIO-
beh, comunque...la torta è qui.
sì.
hai ancora la nausea?
un po'. ma quella...quella nausea non passerà mai, vero?
(sorride dolce, triste) vero.
già, cominciavo a sospettarlo, sai...
-SILENZIO-
beh, a questo punto...possiamo anche mangiare una fetta di crostata, no?
a questo punto...
(sorridono in punta di piedi. si guardano.)
buon noncompleanno, g.
-SILENZIO-
(pianissimo) buon noncompleanno, g.
giovedì 31 marzo 2011
demotivational
cataclismi nucleari e guerre, e qui solo
bolle di sapone.
sai a cosa pensa una bolla di sapone quando scoppia? a ciò che ha riflesso.
e poi che nulla è abbastanza leggero per lei, nemmeno l'aria.
mi chiedo se alla fine il canto abbia davvero tutta questa importanza.
mi sento come se qualcuno mi avesse aperto la gola
per annodarmi le corde vocali.
posso scrivere ma non posso creare più. nulla.
sai a cosa pensa una bomba quando scoppia? alla polvere.
e poi che nulla è abbastanza impalpabile per lei, nemmeno l'aria.
forse l'unico modo per amare davvero qualcuno
è andare in guerra, in trincea.
in trincea si ama senza riserve, perché di riserve non se ne hanno più. perché una promessa è moneta falsa,
se posso rimandarla all'infinito.
l'eternità stessa è moneta falsa; se avessi scritti in fronte
i giorni che mi restano da vivere non consumerei la felicità
senza coscienza. e in trincea
il numero più alto è uno.
sai a cosa pensa una centrale nucleare quando scoppia? all'atomo.
e poi che nulla è abbastanza innocente per lei, nemmeno l'aria.
il futuro si accartoccia
a Fukushima,
e poco prima
anche ad Hiroshima,
e a Nagasaki (ma
noi, qui in cima,
neanche una stima
perché cambi il clima,
non una sola minima
lima).
sai a cosa penso quando scoppio?
mercoledì 23 marzo 2011
una specie di "in memoria"
ho sognato che eri morto adesso. adesso, capisci?
significa 22-14= 8, 8 anni di convivenza sullo stesso pulcioso pianeta
senza saperlo.
e sapere, poi, adesso -adesso!- che sei morto adesso e vederla, la tua faccia,
mentre muori. ma dopo che è già successo. dopo che è troppo tardi. un secondo troppo tardi.
gridavo come mai in nessun incubo.
nessun incubo ha mai riso così tanto di me.
perché? non lo so.
forse sono soltanto molto arrabbiata con te, cirillo.
se ti incontrassi per strada -se tu fossi vivo ora, se fosse tutta una montatura-
non ti illudere, non sarei sentimentale, ti ringhierei addosso otto anni di mancanza di te,
abbaierei come una lupa malata,
ti pungerei con le mie lacrime, le userei come frecce per farti male,
ti picchierei con tutta la mia forza e ti darei un morso da lasciarti un segno eterno,
prima di abbracciarti e di cadere ai tuoi piedi.
ai tuoi piedi, poi, resterei per sempre,
come quando da bambina mi avvinghiavo alle tue caviglie,
e tu camminavi lo stesso, con una piccola ma tenace me seduta sul piede.
mi hai lasciata che ero spezzata, e mi riparerai, ti dirò soltanto. come frida al contrario.
sono stufa di foto che sbiadiscono ma non invecchiano.
preferirei averti più vecchio e meno sbiadito.
no, hai ragione, tu non sei come le tue foto.
i giorni con te si allontanano, lasciandomi sempre un po' più vacillante, è vero,
ma tu non sbiadisci. si vede che sai che almeno questo
me lo devi.
ricordati sempre che me lo devi, ti prego,
ricordami sempre, cirillo.
sai, sono io che sbiadisco, e per riafferrare la mia immagine
ho bisogno che tu mi dedichi
una specie di "in memoria".
domenica 13 febbraio 2011
Una serata dentro, quasi come Pinter.
non ritrovassi più le tue mani?
Chiese il mio occhio destro al tuo orecchio sinistro.
Sai,
ho trovato un nuovo soprannome
per il mio gatto.
Lo chiamerò Pansòn, come
Frida chiamava il suo
Diego Rivera.
CAZZO!
L'ACQUA BOLLE A CENTO GRADI,
IL LATTE...QUANDO TI GIRI!
La ballerina gridava
le leggi della chimica.
Cosa accadrebbe se domani
non ritrovassi più le tue mani?
Sussurrò la prima stella a destra
scoppiata di paura nella mia
sinapsi più salda.
La terra desolata è più cha altro persa,
sprecata, dissipata
come le mie emozioni. Waste. Waste of...Space?
Senz'alberi. E le radici?
Le piante dei tuoi piedi la percorrono
e lasciano piccole tracce nella sabbia.
La sabbia è grande per forza.
Io sento
i miei granelli che colano come il passato,
aggrappati ai tuoi piedi, corrono con te.
Quasi come il sapone Ivory
sarà pulita la mia bomba atomica,
niente fallout,
niente accensione dell'atmosfera,
- this is the worst case analysis! -
soltanto un tremendo BLOP,
quasi come una bolla di sapone.
Quasi come una promessa.
Cosa accadrebbe se domani
non ricordassi più le mie mani?
Pianse la fotografia dimenticata
in cui tu mi sfiori le labbra e io sorrido e
chiudo gli occhi.
Poi ci sono i sogni
la lava, le rocce, le culle,
ma qui solo
le grida e i passi
al piano di sopra.
Cosa accadrebbe se domani
non ritornassi più alle tue mani?
sabato 29 gennaio 2011
Flash e Back. Punto.
e le nostre labbra si muovevano senza suono
e io mi sentivo vuota.
Poi
la musica classica ha invaso tutta la piazza
e io sono rimasta sola
con la mia vaga claustragorafobia congenita,
che come i reumatismi
torna a galla quando piove,
che come il mal di mare
stringe in gola quando vuole.
La musica classica e la piazza chiusa a chiave,
e in bocca il sapore di plastica
come il cono gelato finto, enorme,
in bocca il sapore di un estraneo,
con le labbra che si muovono
ma non dicono
non dicono.
We're just two lost souls swimming in a fishbowl.
Non riuscivo a non guardarlo
menre
io non riuscivo a non guardarlo mentre
io non riuscivo a
non riuscivo a non guardarti
mentre
mi dispiace.
Io non sono come te.
Io sono di quelli che si voltano per guardarsi indietro
ad ogni passo.
sabato 22 gennaio 2011
tesi nessuna tesi
la paura sottile come le vene
soprattutto quando fuori sorridono sicuri
soprattutto quando guardo in silenzio.
E la tesi che non so dove cominciare,
che cosa vuol dire avere una tesi
se i pensieri si sciolgono al freddo,
non afferro mai niente
forse non esisto.
Proviamo allo specchio, vediamo se riflette almeno lui:
Poi non posso riferirmi a un io.
Io un a riferirmi posso non poi.
Tesi: nessuna tesi.
Tesi nessuna: tesi.
Quindi neanche
dimostrare di mostrare qualcosa. Allo specchio che non riflette.
lunedì 10 gennaio 2011
se nera mente
mettiamoci qui e discutiamone,
siamo persone ragionevoli, no?
persone mature. questi sono problemi ridicoli, no?
mettiamoci qui e affrontiamo la questione.
con tranquillità.
con calma.
Serenamente.
cosa hai detto?
Serenamente.
Ah sì. giusto.
seneramente.
non c'è speranza che ti restituisca
al prorietario dei tuoi bit.
bit bit. bit bit. bit bit.
il cuore binario.
bit bit. bit. bit. bit bit.
il cuore è un binario
cha va avanti e ancora avanti verso non sai dove
tu gli dici
va beh però anche fermati ogni tanto, no?
e lui bit bit, bit bit, non gli frega niente, lui va
e tu attaccato per il petto, dietro, ad arrancare.
se nera mente ti prende
la notte si scava un angolo
e non per offrirti una tana, ma per mangiarti meglio.
ma senza drammi.
piano. con calma. con tranquillità. serenamente.
Ah sì, giusto.
Mettiamoci qui e parliamone.
Siamo persone adulte, no?
siamo persone, no?
(oh no, se nera mente, no.) ma senza drammi.
venerdì 31 dicembre 2010
Metodo Scientifico
questa lucida rabbia selvaggia che non la molla
g. sevizia le ultime ore dell'anno.
sta diventando crudele?
definizione di rancore: rabbia andata a male, infetta, imputridita.
sta diventando vecchia?
"buon anno buon anno vaffanculo."
chissà perché, è la fine che alla fine non sopporta,
ma è l'infinito a terrorizzarla. quesito interessante.
denota un'evidente irrisolvibile incoerenza.
definizione di fine: assurdo. (de-finizione di-fine).
definizione di eternità: disumano.
definizione di uomo: sisifo.
g. sevizia le ultime ore dell'anno.
ha l'atteggiamento arrogante di chi disprezza
le cose che concede la generosa Provvidenza.
sta diventando superba?
definizione di dolore: (non pervenuta).
"come stai? bene tu? come stai? bene tu? come stai? bene tu?"
g. ride e piange senza motivo e sembra non capire più
il linguaggio umano. non risponde alle domande,
e fa domande a cui non si può rispondere.
sta diventando pazza?
definizione di incapacità.
g. perde tempo, e nel tempo perde spazio
e nello spazio si stacca dalla realtà.
g. chiude le porte normali
perché crede di poter aprire le porte speciali.
sa che non è vero, ma lo crede.
definizione di ateismo: coraggio, orgoglio.
luci-fero è l'uomo nell'uomo,
è l'umanità fiera di essere soltanto umana,
luci-fero è la vertigine di debolezza,
luci-fero è amore di ciò che è fragile.
g. ama solo ciò che è fragile.
g. ama l'uomo?
g. è luci-fero?
quesito interessante.
g. si alza e scende giù nel baratro
scende su fino in cima alla collina.
lì g. si benda
e gioca a mosca cieca con i suoi ricordi.
ma li trova così stanchi, stanchi, oggi...
...ridono debolissimi per consolarla,
come foglie morte.
quando poi arretrando cadono giù dalla collina,
g. è bendata e non riesce a prenderli.
non riesce a prenderli.
non riesce a prenderli.
definizione di sconfitta.
giovedì 9 dicembre 2010
come mai. non so più come mai.
davvero da sola.
All'Encrier sembrava fossi a casa.
Strano animale che si ciba da solo e si guarda intorno con occhi spalancati
che gridano "entrate!"
e un sorriso come se vivesse in una favola.
Strano animale straniero che non conosce nulla
e sembra riconoscere tutto.
Strano animale a Trocadero come se i sogni si potessero toccare.
In questo sogno faceva freddo
e si camminava per chilometri lungo i boulevard o per i vicoli o anche sottoterra
ma non si faceva mai fatica,
in questo sogno ci si dimenticava di pranzare e si rimediava con una baguette alle cinque
buonissima
in questo sogno si era estranei e soli
ma in connessione con ogni frammento
di mondo esterno, come mai,
con ogni frammento, come mai,
con ogni frammento
di Parigi.
Come mai.
Non so più come mai.
Però quelle chance. Quelle chance, d'avoir été labas.
Sono in fuga dalla mia vita?
Ah, sì?
Oui, ça peut etre.
Comme tous, d'ailleurs.
Come tutti, del resto.
Non so più come mai.
Però, quelle chance!
domenica 7 novembre 2010
sans
avec un ciel si bas qu'il fait l'humilité,
avec un ciel si gris qu'un canal s'est pendu,
avec un ciel si gris qu'il faut lui pardonner.
con un cielo così basso che mi sono perduta, con un cielo così grigio che mi sono impiccata...
che bisogna perdonarlo, che bisogna perdonarmi.
con le cose da fare e le parole da dire
con le ore da impiegare per un fine superiore
più importante, è più importante laurearsi
che pensare.
con una strada gocciolante di pioggia che non cade
ma che aspetta il momento in cui
sarà caduto tutto il resto,
con un occhio carico di pioggia e uno
che è sempre rivoltato verso dentro,
con il dentro che tanto poi non c'è
con tutto il resto che ci sarà a parte te,
con tutto il resto che ci sarà a parte te - con tutto il resto che ci sarà a parte me.
con la vertigine di debolezza
che prende in mano il martello e distrugge,
filosofiamo col martello in una mano, amiamo col martello
nel cuore, per fare a pezzi tutto quello che prova a nascere...
con la vertigine di solitudine che finalmente
è dio, che finalmente
ha avuto libagioni per lei.
con la casa allagata
e le mani asciutte
con gli occhi lontani
e le mani bloccate
con il demone ferito
e le mani sospese
nel vuoto
con un appiglio
che non c'è più.