ucronista
- iskariel
- Paris, France
- Gaia Barbieri nasce e vive nonostante tutto come il basilico a Lausanne, da trentaquattro anni e più che altro per curiosità. ...JeSuisUnAutre...
martedì 25 settembre 2012
amnesia
e questi anni passati?
non li trovo.
che vuol dire "li hai vissuti"?
se li ho vissuti sono morti,
e per crederli morti dovrei vederne il cadavere,
ma non c'è.
e allora cosa?
dovrei sentirli tintinnare in tasca
o scoppiettare sul fuoco,
o almeno sotto i denti,
quando mastico,
dovrei poterli mangiare
e poi pulirne bene i residui,
con il filo interdentale. ma no,
voi non mi dite mai niente,
non mi date mai nulla da seppellire,
datemi gli anni morti
in un'urna di orologi,
così che possa misurarli sempre,
cucitemi un vestito
di lancette
che indichino il momento
il luogo
la direzione,
che tengano i miei conti
e sappiano esattamente
quanto manca all'esplosione.
scrivetemi in fronte
una data di scadenza,
disegnatemi sul viso
quel che ho perso.
che ho negato.
che non sarò mai più.
voglio fare il funerale,
il funerale voglio fare,
il funerale al passato,
voglio ricordarmi di ricordare morto
tutto ciò ho dimenticato vivo,
ma nessuno me lo scrive,
nessuno me lo scrive addosso,
è sorprendente come la morte del tempo
sia solubile e poco notevole.
una morte simpatica
mi tiene in scacco,
io invecchio, sbiadisco, scompaio
ma quando mi leggo poi ricomincio,
non conservo i dati di fine in memoria,
continuo a dimenticarmi che sono un clone,
che sono morta,
che è già successo,
che succede ancora.
mercoledì 19 settembre 2012
1000 punti esperienza
questi italiani che non capiscono mai niente.
E invece sì che capisco, monsieur,
capisco tutto anche se parlo storto,
mi vien da ridere perché ti leggo,
colgo le parole il senso ma anche i colori, ora,
e se Paris mi invita
io vado au cinéma con lui, - Parigi è un maschio-
e rido e mi commuovo come lui,
come se un nuovo modo di sentire mi nascesse dentro,
una nuova empatia.
Frammenti di sfumature sconosciute
mi pervadono a ondate irregolari,
c'est fort bizarre ça,
come accorgerti di crescere mentre stai crescendo,
e in aereo un americano mi prende per francese,
e ça veut rien dire, ma è bello,
e adesso è ora,
ciao Milano, devo andare, signora ferita - Milano è una femmina-
non ti dimentico, ma il momento è adesso,
adesso aiutami a lasciarti, che mi sento pronta
per il salto.
venerdì 29 giugno 2012
foto, graffi e.
No, non mi terrai.
Adesso basta, devo andare, dici,
devo sopportare la distanza, attraversare altri ponti alti sulle lacrime agli occhi,
imparare ad essere dura, ad essere sola.
Senza di te. E' necessario.
Per non aver bisogno, per bastarmi,
per diventare grande, finalmente.
Per prendere la mia vita in mano e urlare MIA!
MIA, MIA, MIA!!!
Ah sì, mia, tutta mia questa stupida vita,
lunga vita a me,
e avrò tempo. Sì, tanto tempo vuoto
in un deserto di metallo
per lavorare su di me, come le persone fighe.
A picconate
lavorerò su di me, per confondere il dolore
esulterò,
tra gli schizzi di sangue griderò "mia",
pagherò l'affitto, imparerò a stirare a sturare il lavandino e a stare sola.
Ma a dimenticare, come prima cosa.
Sarà così bello addormentarmi.
Sbiadirà la nausea e il senso di assurdo.
Non avrò più nostalgie, e mi sembrerà avere un senso
il mio utile. Farò calcoli, stilerò statistiche e
riderò da pazzi come una persona emancipata alle battute sessiste,
amerò la pornografia
e i corsi del comune di arte e sesso orale.
Non avrò più voglia di morire.
Non vedo l'ora.
Sarà tutto bellissimo, quando mi sarò cambiata.
In meno di un secondo,
la mia fotografia si è carbonizzata,
non ho più sentito male,
non mi è interessato capire,
la cenere l'ho buttata nel cesso
come quando muore un pesce rosso,
e ho tirato l'acqua tre volte
prima che andasse giù.
Nel mare.
domenica 29 aprile 2012
april is the cruellest month
il tempo diventa sempre più sottile,
come le magliette lavate troppe volte.
il tempo stinge.
lo indosso comunque, con una specie di sciatto orgoglio.
il riflesso nello specchio
l'ho sbiadito al posto dei ricordi.
mi saluta fino a sparire,
e in questa dissolvenza
io lo saluto
e mi sento più unica.
i due compleanni invece
ci sono ancora,
occupano sempre
il doppio e la metà.
è stonata la malinconia,
questi giorni d'aprile.
il tempo diventa
più sottile,
come le parole troppo usate.
sulla collina ho avuto ancora
voglia di piangere
di spaccare il marmo
e di portarti via,
c'era il sole.
poi mi sono appoggiata ad un albero
poi ho pianto
poi ho guidato a casa
poi ho fatto una torta al cioccolato.
ti sarebbe piaciuto, questo compleanno.
ma il tempo diventa sempre più sottile,
il presente si consuma,
il futuro evapora
nel pensiero che tanto
non ci sarà.
giovedì 15 dicembre 2011
il vecchio e i giorni futuri
la poesia è nei dettagli più minuti.
qualcosa di più esplicito.
la poesia è nella chiarezza universale.
qualcosa di più o meno esplicito.
qualcosa di più. qualcosa di più, di più di più dipiù
di meno, di meno - di meno.
meno di meno.
aaaaaaaaaaah
e intanto io vedo un vecchio che cammina rasente un muro nero nero,
i polpastrelli al posto degli occhi ciechi, un sacco di tela pesante sulla spalla sinistra,
pieno di tutti gli anni di tutta la vita
che non gli servirà più a nulla ma lui se la porta dietro comunque. che non si sa mai che magari oggi...
la saggezza del vecchio cieco è espilcita è scritta in grande nel suo avanzare sincopato e inarrestabile
il vecchio è come il tempo e i suoi passi sono secondi
(troppo esplicito?)
sono secondi lenti e faticosi,
ognuno deve stacc-aaaaaa!-rsi dall'altro;
tante piccole violenze alla potenziale unità del tutto
tanti salti mortali da un anello all'altro della catena del prima e del poi
- dal prima al poi -
prima o poi, uno pensa, il vecchio cade per terra
e il suo enorme sacco si apre e i giorni passati rotolano dappertutto e noi possiamo vedere i suoi ricordi e lui no e noi diciamo
che è partito che gli è venuto l'alzheimer.
e invece no.
io vedo il vecchio che avanza e sento il rumore dei secondi che stacca.
aaaa...aaaa...aaaa...aaaa...
è ruvido il muro, vecchio?
no. è solo scritto.
e cosa c'è scritto, vecchio?
che niente di mortale lascia mai il segno.
è una bella scoperta, vecchio.
non è una scoperta, è quello che c'è scritto.
e tu, tu lo lasci, il segno?
certo. non lo senti il rumore delle mia dita sul muro, non lo senti il rumore dei miei pa...
sì vecchio, lo sento il rumore dei tuoi secondi.
-silenzio. il vecchio si è fermato.-
perché ti sei fermato?
sono stanco. e ho la vista annebbiata.
ma tu sei cieco, vecchio.
-silenzio. il vecchio ride, piano.-
(troppo poco esplicito?)
a chi stai portando quel sacco, vecchio?
a nessuno.
ma te lo trascini in giro così, senza...
lo stavo portando a te, ragazza. ma ho cambiato idea.
- quando mi interrompe, il vecchio non sembra affatto vecchio, ha una nettezza poco umana -
e perché? cosa c'è dentro?
i tuoi giorni futuri.
menti, vecchio. quel sacco è pieno dei tuoi giorni passati.
- il vecchio appoggia il sacco per terra, vicino al muro nero nero dove stanno scrtte solo per lui le belle scoperte. Lo fa con un grande sospiro di sollievo, come se fosse la prima volta che si libera di quel peso. Per un po' sta piegato, le mani appoggiate sulle ginocchia, la bocca spalancata a cercare aria. (Allora non è immortale!) Ha lo sguardo immobile. (Allora è immortale! Ma sarà cieco?) Io lo guardo immobile. (Allora sono morta! Ma sarò cieca?) Il vecchio si rialza, piano piano, e comincia a cantare-
quel piccolo piccolo bicchiere
che giglioletta aveva in mano
stanotte l'ha fatto cadere
un tipo davvero strano,
gli han detto i cocci sono tuoi,
lui ha risposto siete voi
che siete rotti e non sapete
nemmeno se chiamare il prete.
ma sai che sei un tipo strano,
e forse anche un po' villano, oh
grazie miei signori belli,
andrò ad aggiustare ombrelli.
gli ombrelli che poi voi usate
quando la pioggia vi importuna, oh,
voi non avete più la luna
nelle vostre sere apparecchiate,
chissà che cosa vi hanno detto
del vostro abicì perfetto, oh,
voi non sapete più parole
nelle vostre animelle sole,
così lo strano fattucchiere
che aveva rotto il bicchiere
ruppe anche il gioco dei signori,
la legge del tu paghi o muori,
così il vandalo imbroglione
che certo era un fannullone
disse a tutta la città
la più tremenda verità.
(troppo poco esplicito?)
mercoledì 14 dicembre 2011
nugae - stupidaggini
venerdì 11 novembre 2011
l'ultima notte (alla corte del Re Cremisi).
lunedì 17 ottobre 2011
giovanna senza l'arco
martedì 13 settembre 2011
(bi) sogno di scrivere
venerdì 29 luglio 2011
La cintura di Orione
sabato 4 giugno 2011
luce elettrica
E così mi somministri all'improvviso
una notte in polvere.
Ma se ieri rideva come un mostro? Non te la ricordi.
Adesso è debole, derisa dalla luce elettrica
della civiltà.
Si nasconde in fondo agli angoli,
arretra, inciampa,
stanotte la notte balbetta ferita.
Una notte in polvere, da sciogliere in un bicchiere
che sorseggio insensibile,
meccanica. Una notte asettica. Leggera.
Perché mi porgi questo calice triste? Leggero, leggero.
Tu lo dimentichi mentre lo fai.
Perché dimentichi, ti chiedo.
Sorridi. Perché le cose passano.
Le cose, le ore, le storie, le persone.
Tutto passa, tutto in polvere, leggero, leggero.
Quindi lo dimentichi mentre lo fai,
ricordi in polvere, leggeri leggeri.
Tanto vale, vale tanto
poco. Ma perché
vale tanto poco?
E soprattutto perché allora
io do ancora i nomi alle cose
-alle ore, alle storie, alle persone? Perché io ricordo ancora?
Pesante, pesante
mi trascino in giro
il mio ridicolo carretto di reliquie. Ricordi gelati.
Che me ne faccio di tutta questa roba, mi chiedi.
Sorrido. Le faccio compagnia.
Ma intanto
la luce elettrica della civiltà mi incendia gli occhi
e arretro
e cerco gli angoli della polvere della notte.
Dal mio rifugio ti chiamo piano mentre
ti guardo danzare leggero (leggero) e scintillante,
in alto,
e non so raggiungerti
e non so dirti
e non puoi sentirmi
e non puoi
ricordarmi.
sabato 7 maggio 2011
self-righteous-suicide
semprequì
va gamentepsì chedelicà
e comunque no non ho studiato molto oggi,
non ostante la cortesia delle mie
perifrastiche passive veloci.
il quattro è lì che si aspetta che chi l'ha scritto se lo legga, pure.
pure. quante pretese ste tesi d'oggi.
e poi ci ho daffare,
ci ho dappensare, io.
penso agli sbalzi di nomi,
alla pasta con i capperi e le alici,
alla coperta gialla,
al gatto dietro la scrivania,
alla tossi-città,
alla cantina,
agli acquedotti,
al silenzio sacro,
a gràmmata,
ai traghetti,
ai monologhi,
ai fallimenti.
Però soprattutto penso alla coniugazione odiativa propria.
odio odis odi odiatum
odiare i paradigmi, voglio tornare
ad odiare i paradigmi
all'inizio della quinta ginnasio.
a settembre della quinta ginnasio,
primi di ottobre uno
due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici tredici quattordici quindici sedici
diciassette
diciotto
dician
no.
vedo le stelle da qui, le vedi anche tu da lì?
no, scherzavo, vedo solo i tasti neri della tastiera nera da qui,
li vedi anche tu da lì?
vedi anche da lì?
(vedi anche dalì?
salutamelo.
salute.
grazie.
io non la saluto.
non si preoccupi signora, mi saluto da me.
mi saluto benissimo da me.)
e comunque no poi il cancello del cimitero non si è chiuso,
cioè sì, si è chiuso gneeeeeeeeeek,
ma c'era un bel pulsante giallo giallo
e l'ho schiacciato forte e non è successo niente
e ho pensato bè va bè il prato non manca,
ma poi dopo che l'ho pensato si è riaperto
ri-gneeeeeeeeeeek,
e sono uscita.
ma se era così facile, dico io, se era così facile
tu cosa stai aspettando da 2757 giorni?
tu hai trovato una bella scusa per restartene nel prato, dico io.
e comunque no non so cosa succederà dopo.
(do è perfettamente simmetrico a po
se usi il carattere giusto,
e do po aver scoperto questo ciò
devo dire che son soddisfaziò.)
e così via come in un incubo
come in un incupo in cui le cose si mangiano
una cosa dopo l'altra
una cosa sopra l'altra
una cosa copre l'altra
una cosa scava l'altra
una cosa dimentica l'altra,
ma adesso mi sveglio e non è più domenica.
mi sveglio.
impugno un pennello e mi trucco un po'.
nascondo le cicatrici per far svanire il...
mi riscuoto.
ma perché ho lasciato le chiavi sul tavolo?
ecco che creo un'altra favola.
no,
io volevo-
impugna un pennello e e truccati un po'!
-io volevo-
nascondi le cicatrici per far svanire il...riscuotiti!
-io volevo-
ma perché hai lasciato le chiavi sul tavolo?
-io volevo-
io non credo che tu abbia fede
nel mio suicidio moralista,
io piango
quando gli angeli meritano di morire.
padre, padre, padre, padre
papà io metto la mia anima nelle tue mani,
padre mio, nelle tue mani,
perché mi hai abbandonato?
abbandonato nei tuoi occhi
abbandonato nei tuoi pensieri,
abbandonato nel tuo cuore,
oh
abbi fede nel mio suicidio moralista,
io piango
quando gli angeli meritano
di morire.
mercoledì 4 maggio 2011
Occhi
sabato 23 aprile 2011
chimera
scavare
scappare
sanguinare
non so più cosa voglio fare.
allora mi aaaaaaaaaaaaa r
rendo il maltolto.
rendo più semplici le cose.
"ora sono una chimera",
disse lui ridendo.
"ho due codici genetici diversi. ho un sangue che non è il mio sangue".
e ho due codici genetici diversi anch'io, ma uno sta crollando. e anch'io sono senza
il sangue del mio sangue.
chimera chiama chimera,
chimera chiama chimera,
chimera mi senti,
passo.
chimera è in avaria, passo.
chimera chiede aiuto immediato a chimera, passo.
chimera precipita, passo,
si schianterà al suolo, passo,
farà un rumore terribile, passo,
e intorno solo sangue e piume, passo,
chimera ha paura, passo,
chimera ti prego rispondimi, passo,
chimera ti prego rispondimi, passo,
chimera, ti prego...
pomodori rossi. dappertutto.
solo la fine.
e un sangue che non è il mio sangue.
giovedì 14 aprile 2011
noncompleanno
3...2...1...SORPRESA!!! buon noncompleanno g.! hahahaha non te l'aspettavi, vero??? e invece, anche quest'anno...ta-daaaaaa!!! caspita, per te aprile è un mese davvero, davvero speciale!! due noncompleanni da festeggiare!!! e uno è...il doppio dell'altro!!! non è divertente?? quattordici più quattordici fa... ...ventotto!!! proprio così, non è incredibile, non è divertentissimo??? beh, del resto, april is the...
april is the cruellest month.
come dici, g.?
nascita e morte incatenate si trascinano nel mio cervello.
ma sai che non riesco proprio a sentirti?? per caso mi stai chiedendo una fetta di torta?? è qui, è per te, mangiala pure tutta!!!
nausea. enorme, incontrollabile, fino alle lacrime.
vomito pezzi di me e chiedo perdono e sputo e mi asciugo gli occhi e falsifico la firma
su libretto delle assenze.
ma come, g., non hai fame? non è da te. ho fatto la tua crostata preferita. arance amare.
che c'è, non ti piacciono più le arance?
o non sai più amare?
ti prego, smettila, sto cercando di...
di, che cosa? di fare finta di niente? di dimenticare?
di vomitare via questo giorno. ti prego.
non mi sembra, g. tu stai scappando, non stai affatto vomitando. non mi sembra che tu abbia pianto, oggi. non mi sembra che tu abbia ricordato. cos'è, è passato abbastanza tempo?
cinque anni...
sì, e ogni anno devi contarli sulle dita per sapere quanti siano. perché da sola non te lo ricordi mai. tu te lo dimentichi, g., tu vuoi dimenticarti di me, perché se mi dimentichi puoi finalmente essere innocente.
no, sei ingiusta, io mi ricordo di lui ogni giorno, e tu lo sai benissimo, io immagino ogni giorno...
questo lo so, g. fa parte del tuo gioco: è nel tuo copione di persona buona ricordarti di lui. lo so benissimo che lui lo ricordi spesso. ma non è questo il punto: tu dimentichi ME, g. io ero sua madre. è a me, che non puoi pensare per non impazzire.
tu non sei...tu non sei nessuno! smettila adesso, tu sei...tu sei me, io esisto, tu non esisti, d'accordo?
-SILENZIO-
(respira) questo è vero. hai ragione, io non sono nessuno, tu sei...tu sei una persona. io no. ma, g. ...(sorride) io non esisto perché tu mi hai uccisa. io...ho vissuto. ho sofferto, ho sperato, ho...ho implorato il tuo ascolto, il tuo aiuto, ma...ero troppo piccola, per te. troppo inessenziale. c'erano cose più importanti da dire, da fare, da diventare. tu ti sei girata e te ne sei andata dritta per la strada che hai scelto. mi hai lasciata lì da sola. tu quel giorno avevi la morfina, g. io no. io no: l'hai mai immaginato, questo?
-SILENZIO-
sapevi che ne sarei morta, tu...tu lo sapevi. ma non sei tornata indietro a prendermi.
io...ho...ho avuto paura...
certo. credi che io non ne avessi? eri tu quella forte, g. io ero solo sua madre.
-SILENZIO-
è per questo che...che te ne stai sempre lì, a guardarmi? perché non ti ho...guardata?
-SILENZIO-
sì. non mi hai guardata mentre ero viva. non mi hai guardata mentre morivo.
-SILENZIO-
e allora mi guardi tu, adesso. per sempre.
sì, g.
-SILENZIO-
ma ora mi sento molto stupida.
cosa intendi?
detto così è molto...infantile. non so, mi vergogno un po'. scusami.
tu che chiedi scusa a me?
-SILENZIO-
strano, vero?
già.
già.
-SILENZIO-
beh, comunque...la torta è qui.
sì.
hai ancora la nausea?
un po'. ma quella...quella nausea non passerà mai, vero?
(sorride dolce, triste) vero.
già, cominciavo a sospettarlo, sai...
-SILENZIO-
beh, a questo punto...possiamo anche mangiare una fetta di crostata, no?
a questo punto...
(sorridono in punta di piedi. si guardano.)
buon noncompleanno, g.
-SILENZIO-
(pianissimo) buon noncompleanno, g.
giovedì 31 marzo 2011
demotivational
cataclismi nucleari e guerre, e qui solo
bolle di sapone.
sai a cosa pensa una bolla di sapone quando scoppia? a ciò che ha riflesso.
e poi che nulla è abbastanza leggero per lei, nemmeno l'aria.
mi chiedo se alla fine il canto abbia davvero tutta questa importanza.
mi sento come se qualcuno mi avesse aperto la gola
per annodarmi le corde vocali.
posso scrivere ma non posso creare più. nulla.
sai a cosa pensa una bomba quando scoppia? alla polvere.
e poi che nulla è abbastanza impalpabile per lei, nemmeno l'aria.
forse l'unico modo per amare davvero qualcuno
è andare in guerra, in trincea.
in trincea si ama senza riserve, perché di riserve non se ne hanno più. perché una promessa è moneta falsa,
se posso rimandarla all'infinito.
l'eternità stessa è moneta falsa; se avessi scritti in fronte
i giorni che mi restano da vivere non consumerei la felicità
senza coscienza. e in trincea
il numero più alto è uno.
sai a cosa pensa una centrale nucleare quando scoppia? all'atomo.
e poi che nulla è abbastanza innocente per lei, nemmeno l'aria.
il futuro si accartoccia
a Fukushima,
e poco prima
anche ad Hiroshima,
e a Nagasaki (ma
noi, qui in cima,
neanche una stima
perché cambi il clima,
non una sola minima
lima).
sai a cosa penso quando scoppio?
mercoledì 23 marzo 2011
una specie di "in memoria"
ho sognato che eri morto adesso. adesso, capisci?
significa 22-14= 8, 8 anni di convivenza sullo stesso pulcioso pianeta
senza saperlo.
e sapere, poi, adesso -adesso!- che sei morto adesso e vederla, la tua faccia,
mentre muori. ma dopo che è già successo. dopo che è troppo tardi. un secondo troppo tardi.
gridavo come mai in nessun incubo.
nessun incubo ha mai riso così tanto di me.
perché? non lo so.
forse sono soltanto molto arrabbiata con te, cirillo.
se ti incontrassi per strada -se tu fossi vivo ora, se fosse tutta una montatura-
non ti illudere, non sarei sentimentale, ti ringhierei addosso otto anni di mancanza di te,
abbaierei come una lupa malata,
ti pungerei con le mie lacrime, le userei come frecce per farti male,
ti picchierei con tutta la mia forza e ti darei un morso da lasciarti un segno eterno,
prima di abbracciarti e di cadere ai tuoi piedi.
ai tuoi piedi, poi, resterei per sempre,
come quando da bambina mi avvinghiavo alle tue caviglie,
e tu camminavi lo stesso, con una piccola ma tenace me seduta sul piede.
mi hai lasciata che ero spezzata, e mi riparerai, ti dirò soltanto. come frida al contrario.
sono stufa di foto che sbiadiscono ma non invecchiano.
preferirei averti più vecchio e meno sbiadito.
no, hai ragione, tu non sei come le tue foto.
i giorni con te si allontanano, lasciandomi sempre un po' più vacillante, è vero,
ma tu non sbiadisci. si vede che sai che almeno questo
me lo devi.
ricordati sempre che me lo devi, ti prego,
ricordami sempre, cirillo.
sai, sono io che sbiadisco, e per riafferrare la mia immagine
ho bisogno che tu mi dedichi
una specie di "in memoria".