ucronista

La mia foto
Paris, France
Gaia Barbieri nasce e vive nonostante tutto come il basilico a Lausanne, da trentaquattro anni e più che altro per curiosità. ...JeSuisUnAutre...

tempi persi

sabato 4 giugno 2011

luce elettrica

E così mi somministri all'improvviso

una notte in polvere.

Ma se ieri rideva come un mostro? Non te la ricordi.

Adesso è debole, derisa dalla luce elettrica

della civiltà.

Si nasconde in fondo agli angoli,

arretra, inciampa,

stanotte la notte balbetta ferita.

Una notte in polvere, da sciogliere in un bicchiere

che sorseggio insensibile,

meccanica. Una notte asettica. Leggera.

Perché mi porgi questo calice triste? Leggero, leggero.

Tu lo dimentichi mentre lo fai.

Perché dimentichi, ti chiedo.

Sorridi. Perché le cose passano.

Le cose, le ore, le storie, le persone.

Tutto passa, tutto in polvere, leggero, leggero.

Quindi lo dimentichi mentre lo fai,

ricordi in polvere, leggeri leggeri.

Tanto vale, vale tanto

poco. Ma perché

vale tanto poco?

E soprattutto perché allora

io do ancora i nomi alle cose

-alle ore, alle storie, alle persone? Perché io ricordo ancora?

Pesante, pesante

mi trascino in giro

il mio ridicolo carretto di reliquie. Ricordi gelati.

Che me ne faccio di tutta questa roba, mi chiedi.

Sorrido. Le faccio compagnia.

Ma intanto

la luce elettrica della civiltà mi incendia gli occhi

e arretro

e cerco gli angoli della polvere della notte.

Dal mio rifugio ti chiamo piano mentre

ti guardo danzare leggero (leggero) e scintillante,

in alto,

e non so raggiungerti

e non so dirti

e non puoi sentirmi

e non puoi

ricordarmi.

sabato 7 maggio 2011

self-righteous-suicide

eh sì
semprequì
va gamentepsì chedelicà

e comunque no non ho studiato molto oggi,
non ostante la cortesia delle mie
perifrastiche passive veloci.
il quattro è lì che si aspetta che chi l'ha scritto se lo legga, pure.
pure. quante pretese ste tesi d'oggi.

e poi ci ho daffare,
ci ho dappensare, io.
penso agli sbalzi di nomi,
alla pasta con i capperi e le alici,
alla coperta gialla,
al gatto dietro la scrivania,
alla tossi-città,
alla cantina,
agli acquedotti,
al silenzio sacro,
a gràmmata,
ai traghetti,
ai monologhi,

ai fallimenti.

Però soprattutto penso alla coniugazione odiativa propria.
odio odis odi odiatum
odiare i paradigmi, voglio tornare
ad odiare i paradigmi
all'inizio della quinta ginnasio.
a settembre della quinta ginnasio,
primi di ottobre uno
due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici tredici quattordici quindici sedici
diciassette
diciotto

dician
no.

vedo le stelle da qui, le vedi anche tu da lì?
no, scherzavo, vedo solo i tasti neri della tastiera nera da qui,
li vedi anche tu da lì?
vedi anche da lì?
(vedi anche dalì?
salutamelo.
salute.
grazie.
io non la saluto.
non si preoccupi signora, mi saluto da me.
mi saluto benissimo da me.)

e comunque no poi il cancello del cimitero non si è chiuso,
cioè sì, si è chiuso gneeeeeeeeeek,
ma c'era un bel pulsante giallo giallo
e l'ho schiacciato forte e non è successo niente
e ho pensato bè va bè il prato non manca,
ma poi dopo che l'ho pensato si è riaperto
ri-gneeeeeeeeeeek,
e sono uscita.

ma se era così facile, dico io, se era così facile
tu cosa stai aspettando da 2757 giorni?
tu hai trovato una bella scusa per restartene nel prato, dico io.

e comunque no non so cosa succederà dopo.
(do è perfettamente simmetrico a po
se usi il carattere giusto,
e do po aver scoperto questo ciò
devo dire che son soddisfaziò.)

e così via come in un incubo
come in un incupo in cui le cose si mangiano
una cosa dopo l'altra
una cosa sopra l'altra
una cosa copre l'altra
una cosa scava l'altra
una cosa dimentica l'altra,

ma adesso mi sveglio e non è più domenica.

mi sveglio.
impugno un pennello e mi trucco un po'.
nascondo le cicatrici per far svanire il...
mi riscuoto.
ma perché ho lasciato le chiavi sul tavolo?
ecco che creo un'altra favola.

no,
io volevo-
impugna un pennello e e truccati un po'!
-io volevo-
nascondi le cicatrici per far svanire il...riscuotiti!
-io volevo-
ma perché hai lasciato le chiavi sul tavolo?
-io volevo-

io non credo che tu abbia fede
nel mio suicidio moralista,
io piango
quando gli angeli meritano di morire.

padre, padre, padre, padre
papà io metto la mia anima nelle tue mani,
padre mio, nelle tue mani,
perché mi hai abbandonato?

abbandonato nei tuoi occhi
abbandonato nei tuoi pensieri,
abbandonato nel tuo cuore,

oh
abbi fede nel mio suicidio moralista,
io piango
quando gli angeli meritano
di morire.



mercoledì 4 maggio 2011

Occhi

(Il rigurgito delle ore serali
porta l'assalto di ciò che non ho fatto,
casella vuota,
fantasma sottile che insegna ai miei occhi
la misura esatta della distanza.)

Apprendere
dagli occhi stanchi,
stropicciati come naufraghi,
quanto misura la distanza
è un compito a casa
che mi ucciderà.

Perciò lo rimando,
aggrappandomi all'unica saggezza
che abbia mai coltivato,
la saggezza dello scolaro,
che dice non è per domani.

Appendere
negli occhi sciolti,
sbiaditi come annegati,
una bandiera bianca
a salutare la tua partenza
-un'altra partenza-
è un gesto simbolico
che mi soffocherà.

Perciò lo nascondo,
applicando l'unica tecnica
che abbia mai esercitato,
la tecnica del sofista,
che dice non gli occhi,
ma i capelli sono sciolti,
e non sbiaditi,
ma schiariti dal sole,
e non una bandiera,
ma un nastro bianco, va appeso,
e non la tua partenza,
ma il tuo arrivo, va salutato.

Arrendere
negli occhi spenti,
staccati come quadri,
i sogni alla ghigliottina
è l'atto irriducibile.

Perciò io lo riduco,
lo ridico ridicolo,
lo rido via,
una mano sugli occhi,
come dice il buffone.

sabato 23 aprile 2011

chimera

scrivere
scavare
scappare
sanguinare

non so più cosa voglio fare.

allora mi aaaaaaaaaaaaa r
rendo il maltolto.
rendo più semplici le cose.

"ora sono una chimera",
disse lui ridendo.
"ho due codici genetici diversi. ho un sangue che non è il mio sangue".

e ho due codici genetici diversi anch'io, ma uno sta crollando. e anch'io sono senza
il sangue del mio sangue.

chimera chiama chimera,
chimera chiama chimera,
chimera mi senti,
passo.

chimera è in avaria, passo.
chimera chiede aiuto immediato a chimera, passo.
chimera precipita, passo,
si schianterà al suolo, passo,
farà un rumore terribile, passo,
e intorno solo sangue e piume, passo,
chimera ha paura, passo,
chimera ti prego rispondimi, passo,
chimera ti prego rispondimi, passo,
chimera, ti prego...

pomodori rossi. dappertutto.
solo la fine.
e un sangue che non è il mio sangue.

giovedì 14 aprile 2011

noncompleanno

14 aprile.


3...2...1...SORPRESA!!! buon noncompleanno g.! hahahaha non te l'aspettavi, vero??? e invece, anche quest'anno...ta-daaaaaa!!! caspita, per te aprile è un mese davvero, davvero speciale!! due noncompleanni da festeggiare!!! e uno è...il doppio dell'altro!!! non è divertente?? quattordici più quattordici fa... ...ventotto!!! proprio così, non è incredibile, non è divertentissimo??? beh, del resto, april is the...

april is the cruellest month.

come dici, g.?

nascita e morte incatenate si trascinano nel mio cervello.

ma sai che non riesco proprio a sentirti?? per caso mi stai chiedendo una fetta di torta?? è qui, è per te, mangiala pure tutta!!!

nausea. enorme, incontrollabile, fino alle lacrime.
vomito pezzi di me e chiedo perdono e sputo e mi asciugo gli occhi e falsifico la firma
su libretto delle assenze.

ma come, g., non hai fame? non è da te. ho fatto la tua crostata preferita. arance amare.
che c'è, non ti piacciono più le arance?
o non sai più amare?

ti prego, smettila, sto cercando di...

di, che cosa? di fare finta di niente? di dimenticare?

di vomitare via questo giorno. ti prego.

non mi sembra, g. tu stai scappando, non stai affatto vomitando. non mi sembra che tu abbia pianto, oggi. non mi sembra che tu abbia ricordato. cos'è, è passato abbastanza tempo?

cinque anni...

sì, e ogni anno devi contarli sulle dita per sapere quanti siano. perché da sola non te lo ricordi mai. tu te lo dimentichi, g., tu vuoi dimenticarti di me, perché se mi dimentichi puoi finalmente essere innocente.

no, sei ingiusta, io mi ricordo di lui ogni giorno, e tu lo sai benissimo, io immagino ogni giorno...

questo lo so, g. fa parte del tuo gioco: è nel tuo copione di persona buona ricordarti di lui. lo so benissimo che lui lo ricordi spesso. ma non è questo il punto: tu dimentichi ME, g. io ero sua madre. è a me, che non puoi pensare per non impazzire.

tu non sei...tu non sei nessuno! smettila adesso, tu sei...tu sei me, io esisto, tu non esisti, d'accordo?

-SILENZIO-

(respira) questo è vero. hai ragione, io non sono nessuno, tu sei...tu sei una persona. io no. ma, g. ...(sorride) io non esisto perché tu mi hai uccisa. io...ho vissuto. ho sofferto, ho sperato, ho...ho implorato il tuo ascolto, il tuo aiuto, ma...ero troppo piccola, per te. troppo inessenziale. c'erano cose più importanti da dire, da fare, da diventare. tu ti sei girata e te ne sei andata dritta per la strada che hai scelto. mi hai lasciata lì da sola. tu quel giorno avevi la morfina, g. io no. io no: l'hai mai immaginato, questo?

-SILENZIO-

sapevi che ne sarei morta, tu...tu lo sapevi. ma non sei tornata indietro a prendermi.

io...ho...ho avuto paura...

certo. credi che io non ne avessi? eri tu quella forte, g. io ero solo sua madre.

-SILENZIO-

è per questo che...che te ne stai sempre lì, a guardarmi? perché non ti ho...guardata?

-SILENZIO-

sì. non mi hai guardata mentre ero viva. non mi hai guardata mentre morivo.

-SILENZIO-

e allora mi guardi tu, adesso. per sempre.

sì, g.

-SILENZIO-

ma ora mi sento molto stupida.

cosa intendi?

detto così è molto...infantile. non so, mi vergogno un po'. scusami.

tu che chiedi scusa a me?

-SILENZIO-

strano, vero?

già.

già.

-SILENZIO-

beh, comunque...la torta è qui.

sì.

hai ancora la nausea?

un po'. ma quella...quella nausea non passerà mai, vero?

(sorride dolce, triste) vero.

già, cominciavo a sospettarlo, sai...

-SILENZIO-

beh, a questo punto...possiamo anche mangiare una fetta di crostata, no?

a questo punto...

(sorridono in punta di piedi. si guardano.)

buon noncompleanno, g.

-SILENZIO-

(pianissimo) buon noncompleanno, g.






giovedì 31 marzo 2011

demotivational

E in questa calma perfetta anche la bibliografia sembra rotolarmi addosso come una valanga.
cataclismi nucleari e guerre, e qui solo
bolle di sapone.
sai a cosa pensa una bolla di sapone quando scoppia? a ciò che ha riflesso.
e poi che nulla è abbastanza leggero per lei, nemmeno l'aria.
mi chiedo se alla fine il canto abbia davvero tutta questa importanza.
mi sento come se qualcuno mi avesse aperto la gola
per annodarmi le corde vocali.
posso scrivere ma non posso creare più. nulla.
sai a cosa pensa una bomba quando scoppia? alla polvere.
e poi che nulla è abbastanza impalpabile per lei, nemmeno l'aria.
forse l'unico modo per amare davvero qualcuno
è andare in guerra, in trincea.
in trincea si ama senza riserve, perché di riserve non se ne hanno più. perché una promessa è moneta falsa,
se posso rimandarla all'infinito.
l'eternità stessa è moneta falsa; se avessi scritti in fronte
i giorni che mi restano da vivere non consumerei la felicità
senza coscienza. e in trincea
il numero più alto è uno.

sai a cosa pensa una centrale nucleare quando scoppia? all'atomo.
e poi che nulla è abbastanza innocente per lei, nemmeno l'aria.
il futuro si accartoccia
a Fukushima,
e poco prima
anche ad Hiroshima,
e a Nagasaki (ma
noi, qui in cima,
neanche una stima
perché cambi il clima,
non una sola minima
lima).

sai a cosa penso quando scoppio?

mercoledì 23 marzo 2011

una specie di "in memoria"

chissà come si scrive
ho sognato che eri morto adesso. adesso, capisci?
significa 22-14= 8, 8 anni di convivenza sullo stesso pulcioso pianeta
senza saperlo.
e sapere, poi, adesso -adesso!- che sei morto adesso e vederla, la tua faccia,
mentre muori. ma dopo che è già successo. dopo che è troppo tardi. un secondo troppo tardi.
gridavo come mai in nessun incubo.
nessun incubo ha mai riso così tanto di me.
perché? non lo so.
forse sono soltanto molto arrabbiata con te, cirillo.
se ti incontrassi per strada -se tu fossi vivo ora, se fosse tutta una montatura-
non ti illudere, non sarei sentimentale, ti ringhierei addosso otto anni di mancanza di te,
abbaierei come una lupa malata,
ti pungerei con le mie lacrime, le userei come frecce per farti male,
ti picchierei con tutta la mia forza e ti darei un morso da lasciarti un segno eterno,
prima di abbracciarti e di cadere ai tuoi piedi.
ai tuoi piedi, poi, resterei per sempre,
come quando da bambina mi avvinghiavo alle tue caviglie,
e tu camminavi lo stesso, con una piccola ma tenace me seduta sul piede.
mi hai lasciata che ero spezzata, e mi riparerai, ti dirò soltanto. come frida al contrario.
sono stufa di foto che sbiadiscono ma non invecchiano.
preferirei averti più vecchio e meno sbiadito.
no, hai ragione, tu non sei come le tue foto.
i giorni con te si allontanano, lasciandomi sempre un po' più vacillante, è vero,
ma tu non sbiadisci. si vede che sai che almeno questo
me lo devi.
ricordati sempre che me lo devi, ti prego,
ricordami sempre, cirillo.
sai, sono io che sbiadisco, e per riafferrare la mia immagine
ho bisogno che tu mi dedichi
una specie di "in memoria".

domenica 13 febbraio 2011

Una serata dentro, quasi come Pinter.

Cosa accadrebbe se domani
non ritrovassi più le tue mani?
Chiese il mio occhio destro al tuo orecchio sinistro.

Sai,
ho trovato un nuovo soprannome
per il mio gatto.
Lo chiamerò
Pansòn, come
Frida chiamava il suo
Diego Rivera.

CAZZO!
L'ACQUA BOLLE A CENTO GRADI,
IL LATTE...QUANDO TI GIRI!
La ballerina gridava
le leggi della chimica.

Cosa accadrebbe se domani
non ritrovassi più le tue mani?
Sussurrò la prima stella a destra
scoppiata di paura nella mia
sinapsi più salda.

La terra desolata è più cha altro persa,
sprecata, dissipata
come le mie emozioni. Waste.
Waste of...Space?
Senz'alberi. E le radici?
Le piante dei tuoi piedi la percorrono
e lasciano piccole tracce nella sabbia.
La sabbia è grande per forza.
Io sento
i miei granelli che colano come il passato,
aggrappati ai tuoi piedi, corrono con te.

Quasi come il sapone Ivory
sarà pulita la mia bomba atomica,
niente fallout,
niente
accensione dell'atmosfera,
-
this is the worst case analysis! -
soltanto un tremendo BLOP,
quasi come una bolla di sapone.

Quasi come una promessa.

Cosa accadrebbe se domani
non ricordassi più le mie mani?
Pianse la fotografia dimenticata
in cui tu mi sfiori le labbra e io sorrido e
chiudo gli occhi.

Poi ci sono i sogni
la lava, le rocce, le culle,
ma qui solo
le grida e i passi
al piano di sopra.

Cosa accadrebbe se domani
non ritornassi più alle tue mani?

sabato 29 gennaio 2011

Flash e Back. Punto.

C'era quell'enorme cono gelato finto
e le nostre labbra si muovevano senza suono
e io mi sentivo vuota.
Poi
la musica classica ha invaso tutta la piazza
e io sono rimasta sola
con la mia vaga claustragorafobia congenita,

che come i reumatismi

torna a galla quando piove,

che come il mal di mare

stringe in gola quando vuole.

La musica classica e la piazza chiusa a chiave,
e in bocca il sapore di plastica
come il cono gelato finto, enorme,
in bocca il sapore di un estraneo,
con le labbra che si muovono
ma non dicono
non dicono.

We're just two lost souls swimming in a fishbowl.

Non riuscivo a non guardarlo
menre
io non riuscivo a non guardarlo mentre
io non riuscivo a
non riuscivo a non guardarti
mentre

mi dispiace.
Io non sono come te.
Io sono di quelli che si voltano per guardarsi indietro
ad ogni passo.

sabato 22 gennaio 2011

tesi nessuna tesi

Che cosa vuol dire il vuoto
la paura sottile come le vene
soprattutto quando fuori sorridono sicuri
soprattutto quando guardo in silenzio.

E la tesi che non so dove cominciare,
che cosa vuol dire avere una tesi
se i pensieri si sciolgono al freddo,
non afferro mai niente
forse non esisto.

Proviamo allo specchio, vediamo se riflette almeno lui:

Poi non posso riferirmi a un io.
Io un a riferirmi posso non poi.

Tesi: nessuna tesi.
Tesi nessuna: tesi.

Quindi neanche
dimostrare di mostrare qualcosa. Allo specchio che non riflette.

lunedì 10 gennaio 2011

se nera mente

Mettiamoci qui e parliamone
mettiamoci qui e discutiamone,
siamo persone ragionevoli, no?
persone mature. questi sono problemi ridicoli, no?
mettiamoci qui e affrontiamo la questione.
con tranquillità.
con calma.
Serenamente.
cosa hai detto?
Serenamente.
Ah sì. giusto.
seneramente.

se nera mente ti prende
non c'è speranza che ti restituisca
al prorietario dei tuoi bit.
bit bit. bit bit. bit bit.
il cuore binario.
bit bit. bit. bit. bit bit.
il cuore è un binario
cha va avanti e ancora avanti verso non sai dove
tu gli dici
va beh però anche fermati ogni tanto, no?
e lui bit bit, bit bit, non gli frega niente, lui va
e tu attaccato per il petto, dietro, ad arrancare.

se nera mente ti prende
la notte si scava un angolo
e non per offrirti una tana, ma per mangiarti meglio.
ma senza drammi.
piano. con calma. con tranquillità. serenamente.

Ah sì, giusto.
Mettiamoci qui e parliamone.
Siamo persone adulte, no?
siamo persone, no?

(oh no, se nera mente, no.) ma senza drammi.

venerdì 31 dicembre 2010

Metodo Scientifico

con
questa lucida rabbia selvaggia che non la molla
g. sevizia le ultime ore dell'anno.
sta diventando crudele?
definizione di rancore: rabbia andata a male, infetta, imputridita.
sta diventando vecchia?
"buon anno buon anno vaffanculo."
chissà perché, è la fine che alla fine non sopporta,
ma è l'infinito a terrorizzarla. quesito interessante.
denota un'evidente irrisolvibile incoerenza.
definizione di fine: assurdo. (de-finizione di-fine).
definizione di eternità: disumano.
definizione di uomo: sisifo.
g. sevizia le ultime ore dell'anno.
ha l'atteggiamento arrogante di chi disprezza
le cose che concede la generosa Provvidenza.
sta diventando superba?
definizione di dolore: (non pervenuta).
"come stai? bene tu? come stai? bene tu? come stai? bene tu?"
g. ride e piange senza motivo e sembra non capire più
il linguaggio umano. non risponde alle domande,
e fa domande a cui non si può rispondere.
sta diventando pazza?
definizione di incapacità.
g. perde tempo, e nel tempo perde spazio
e nello spazio si stacca dalla realtà.
g. chiude le porte normali
perché crede di poter aprire le porte speciali.
sa che non è vero, ma lo crede.
definizione di ateismo: coraggio, orgoglio.
luci-fero è l'uomo nell'uomo,
è l'umanità fiera di essere soltanto umana,
luci-fero è la vertigine di debolezza,
luci-fero è amore di ciò che è fragile.
g. ama solo ciò che è fragile.
g. ama l'uomo?
g. è luci-fero?
quesito interessante.
g. si alza e scende giù nel baratro
scende su fino in cima alla collina.
lì g. si benda
e gioca a mosca cieca con i suoi ricordi.
ma li trova così stanchi, stanchi, oggi...
...ridono debolissimi per consolarla,
come foglie morte.
quando poi arretrando cadono giù dalla collina,
g. è bendata e non riesce a prenderli.
non riesce a prenderli.
non riesce a prenderli.

definizione di sconfitta.













giovedì 9 dicembre 2010

come mai. non so più come mai.

e così è vero ci sono andata davvero
davvero da sola.

All'Encrier sembrava fossi a casa.
Strano animale che si ciba da solo e si guarda intorno con occhi spalancati
che gridano "entrate!"
e un sorriso come se vivesse in una favola.
Strano animale straniero che non conosce nulla
e sembra riconoscere tutto.
Strano animale a Trocadero come se i sogni si potessero toccare.

In questo sogno faceva freddo
e si camminava per chilometri lungo i boulevard o per i vicoli o anche sottoterra
ma non si faceva mai fatica,
in questo sogno ci si dimenticava di pranzare e si rimediava con una baguette alle cinque
buonissima
in questo sogno si era estranei e soli
ma in connessione con ogni frammento
di mondo esterno, come mai,
con ogni frammento, come mai,
con ogni frammento
di Parigi.
Come mai.

Non so più come mai.
Però quelle chance. Quelle chance, d'avoir été labas.
Sono in fuga dalla mia vita?
Ah, sì?
Oui, ça peut etre.
Comme tous, d'ailleurs.
Come tutti, del resto.
Non so più come mai.
Però, quelle chance!

domenica 7 novembre 2010

sans

avec un ciel si bas qu'un canal s'est perdu,
avec un ciel si bas qu'il fait l'humilité,
avec un ciel si gris qu'un canal s'est pendu,
avec un ciel si gris qu'il faut lui pardonner.

con un cielo così basso che mi sono perduta, con un cielo così grigio che mi sono impiccata...
che bisogna perdonarlo, che bisogna perdonarmi.

con le cose da fare e le parole da dire
con le ore da impiegare per un fine superiore
più importante, è più importante laurearsi
che pensare.

con una strada gocciolante di pioggia che non cade
ma che aspetta il momento in cui
sarà caduto tutto il resto,
con un occhio carico di pioggia e uno
che è sempre rivoltato verso dentro,

con il dentro che tanto poi non c'è
con tutto il resto che ci sarà a parte te,
con tutto il resto che ci sarà a parte te - con tutto il resto che ci sarà a parte me.

con la vertigine di debolezza
che prende in mano il martello e distrugge,
filosofiamo col martello in una mano, amiamo col martello
nel cuore, per fare a pezzi tutto quello che prova a nascere...

con la vertigine di solitudine che finalmente
è dio, che finalmente
ha avuto libagioni per lei.

con la casa allagata
e le mani asciutte
con gli occhi lontani
e le mani bloccate
con il demone ferito
e le mani sospese
nel vuoto
con un appiglio
che non c'è più.

sabato 6 novembre 2010

a part toi.

Même soleil d'hiver,
mêmes bruits de brindilles,
le bout des doigts glacé,
le givre sur les grilles...
Mêmes odeurs d'humus,
la terre qui se terre...

...Tout y sera. Tout y sera,
a part toi.

Parc de la Pépinière, fin de semaine,
encore une heure, encore une heure à peine,
encore une heure de jour et la nuit vient.

Même température,
le mercure à zéro,
même mélancolie fauve
au portillon du zoo,
mêmes parents pressés,
leurs enfants en manteaux...

...Tout y sera, tout y sera.
A part toi.

Parc de la Pépinière, fin de semaine,
encore une heure, encore une heure à peine,
encore une heure de jour et la nuit vient.

J'aurais beau décalquer,
refaire les mêmes parcours,
reprendre les mêmes allées
au mêmes heures du jours...

J'aurais beau être la même.
J'aurais beau être belle...

...Tout y sera, tout y sera
a part toi.

Parc de la Pépinière, fin de semaine,
encore une heure, encore une heure à peine,
encore une heure de jour et la nuit vient...
Et la nuit vient. Et puis, rien.

http://www.youtube.com/watch?v=VHTQ1KWV8w4

mercoledì 3 novembre 2010

Sette ridicole coincidenze sulle spalle di San Francesco.

ci sono i ricordi delle ombre scomposte, dei disegni sulle lenzuola e di tutto quello che non ci dicevamo mai.
ti ricordi tutto quello che non ci dicevamo mai?
io sì.
ricordo che sorridevamo, ci baciavamo per non dirlo, oh no, non dirlo !
una volta detta, una cosa, è fatta, e non si torna indietro !
se non dici non è.
se non dici è forse sì e forse no e forse c'è ancora aria per vivere insieme ancora un po'. ancora
solo un po'.
in fondo non ci è mai importato di nient'altro. ancora solo un po'.

il miele ha sospeso la realtà,
il miele è impermeabile ai fatti. e li tiene fuori.
e noi dentro. come due pesci. nella palla. a dirci tutto, ma tutto tranne l'ultima parola.

e poi correre, correre giù dalle scale a purificarmi nel buio, fuori,
oltre il rifugio del nido di miele,
con quel terrore che divora i nervi,
il terrore di sentirsela sulle labbra, l'ultima parola,
mangiala, ingoiala di nuovo, non adesso,
non ancora,
per pietà, ancora un po', ancora solo un po'.

adesso
ci sono questi giorni assediati dal passato.
tutto questo passato che alza la mano, dice presente, mi fa l'occhiolino.
e ride e ride mentre esclama einmal ist keinmal ! ,
e allora eccola qui, la giostra sgargiante dell'Eterno Ritorno,
e sì, io dico sempre di sì, perché non so dire altro che sì,
sì, ritorna, e ritorna anche tu, e, sì, anche tu, anche tu, sì, sì,
ritornate tutti perché io non faccio che ritornare da voi,
mie piccole amate Ombre,
SI!
vi farò a pezzi
fatemi a pezzi
e sarò vostra per sempre
di nessuno per sempre
passerò tutta l'eternità nelle Prigioni,
tutta l'eternità a ritornare e ritornare
passerò tutta l'eternità,
muss es sein? es muss sein!
e che sia allora, che sia quel che non è più che sia quel che non sarà,
ES MUSS SEIN! ES MUSS SEIN!

pesantezza
e
ridicole coincidenze,

e ridicole coincidenze sulle spalle di San Francesco
sette ridicole coincidenze.
troppo pesanti per lui, troppo leggere, troppo pesanti, troppo leggere, troppo pesanti,
veramente troppo leggere per lui.

giovedì 21 ottobre 2010

Tanto tanto lontano da qui.

C'era una volta, tanto tanto lontano da qui, un regno bellissimo e pieno di fiori.
Girasoli, margherite, tulipani, gigli, e così tanti fiori che non hanno più nome, ora, qui da noi.
E anche i colori, così tanti colori che ora, qui da noi, a confronto siamo ciechi, così belli che a sentirne il suono scoppieremmo a piangere commossi e tremanti.
In questo regno bellissimo pieno di fiori abitava una bambina che non era una principessa, ma che era felice più che se lo fosse, perchè era libera, era la bambina più felice e libera e colorata del regno più felice e libero e colorato dell'epoca più felice e libera e colorata che sia mai esistita e che mai esisterà.
Questa bambina naturalmente cavalcava un unicorno magico, la cosa che più le piaceva al mondo era farsi portare in giro dal suo unicorno, ma in realtà l'unicorno era il suo papà, e a nessuno dei due era mai venuto in mente che la differenza di specie potesse essere un problema a questo proposito.
Loro andavano velocissimi e i viali del regno sembravano infiniti, l'ho detto, c'erano fiori coloratissimi dappertutto, e a mano a mano che loro cavalcavano i fiori si trasformavano, e ogni volta loro lanciavano grida di gioia e di stupore, perchè ogni volta quella bellezza giungeva inaspettata, sembrava lì proprio per loro, ma in realtà era lì per caso, perchè in quel regno le cose andavano così senza forzature, e loro lo sapevano ed era per questo che era tutto così miracoloso.

Poi va beh, è arrivata la fine, e la fine ha spazzato via per sempre il regno più felice e libero e colorato. L'unicorno è morto perchè senza fiori il suo cuore è scoppiato di nostalgia. E la bambina più felice e libera e colorata ormai è cresciuta, si è sporcata, annerita, è cambiata tanto ma così tanto che mai e poi mai potresti riconoscerla, ha continuato a sorridere perchè pensava che un giorno i colori sarebbero tornati, ma poi ha capito, ha capito di aver perduto tutto e allora ha smesso di sognare e ha imparato a mentire. Fine.
Ma come? La fne? Di già? Ma che razza di favola è questa? Ma se ancora non è successo niente?
Già, il punto è questo.
Il punto è a questo punto della favola, non succede niente e il punto arriva puntuale, affilato, preciso e irreversibile.
Fine.
(E' proprio finito tutto, Alma, mi dispiace. Appassirai con le altre foglie, ai ricordi più fragili succede sempre così. Non è colpa tua, sospetto che sia colpa mia. Ma ormai è andata.)
Fine.

domenica 17 ottobre 2010

diciassette ottobre

bang bang
i shot you down
bang bang
you hit the ground
bang bang
that awful sound
bang bang
i used to shoot you down

sì, e poi

bang bang
he shot me down
bang bang
i hit the ground
bang bang
that awful sound
bang bang
my baby shot me down...

sì, è vero...e poi? e poi? e poi?

now he's gone, i don't know why,
and till this day sometimes i cry
he dindn't even say goodbye,
he dindn't take the time to lie... ...bang bang...

o sono io? che me ne vado sempre? senza neanche dire addio?
senza prendermi il tempo di mentire?
bang bang...

e in fondo non lo so, in fondo sento che io sono rimasta al diciassette ottobre
-dove se ne sono andati sette anni?-
il diciassette ottobre lui ha preso la valigia e ha aperto la porta della cucina,
io ero al tavolo della cucina
e studiavo paradigmi di verbi greci, capisci,
io studiavo paradigmi di verbi greci
e lui se ne andava e se ne andava e se ne andava
e, oh, un'azione così puntuale a me ora sembra così
insostenibilmente continuata, perché?
è duarato secoli il suo andarsene se lo ripenso ora,
anzi, di più, non è mai finito,
un eterno imperfetto
se ne andava e se ne andava e se ne andava
e sette anni ora mi fanno ridere dal piangere...

bang bang
i'll shoot you down bang bang
you'll hit the ground bang bang
that awful sound bang bang
i'll always shoot you down,
perchè sarò sempre bloccata al diciassette ottobre,

e morirò sempre del suono del tuo cadere per me

quindi per favore ti prego ti prego -
scappa. lontano. ora.

martedì 14 settembre 2010

una vendetta

stamattina in biblioteca ho cominciato a tremare.
il libro ha trecento pagine e non ce la farò, come non ce la farò per tutto il resto.
l'emicrania pestava i piedi e io tremavo d'angoscia.
non sono abbastanza
costante, intelligente, talentuosa, tenace, forte, sicura, chiara.
non sono abbastanza. e me l'hanno già dimostrato.
e ora lo dimostrerò anch'io.
e lo dimostravano stamattina in biblioteca il fiato corto e i nervi contratti in congiura
e il bisogno represso di piangere.
credo che non si possa capire, e che sembri molto stupido da parte mia.
anche a me sembra molto stupido, e questo non fa che peggiorare le cose.
mi dispiace, sono mesi che sto cadendo, e non riesco a fermarmi,
forse il problema è che non voglio davvero fermarmi,
forse il problema è che non credo ne valga la pena.
per chi? per che cosa? che bisogno c'è di qualunque cosa, che bisogno c'è di me?
stamattina in biblioteca ho cominciato a tremare.
il libro ha trecento pagine.
e io non ce la faccio.
tradisco tutto perchè forse mi sto vendicando.
mi vendico en foutant tout en l'air.
uccidermi è il mio perverso modo di rimediare alla perdita,
à l'irrimediable.

lunedì 5 luglio 2010

ll sole? E allora? Così torno. Scrivo.

Non riesco a formulare un'introduzione coerente.
Ho ritrovato stralci di cose scritte negli ultimi anni, e mi sono resa conto dei pochi passi fatti in avanti, e dei molti indietro e in tondo, soprattutto.
L'Uroboro è molto soddisfatto e mi guarda sogghignando "Che ti dicevo, che ti dicevo?".

-Poco prima della Fine, i suoi passi.-


"Il sole non batte più forte sulla mia schiena. Sta tramontando. Qui sul ponte comincia a fare freddo. Mi sono seduta, poi mi sono raggomitolata a terra, per scaldarmi un po'.
Comincia a fare buio. Canticchio qualcosa per sentire meno il silenzio. Sogno qualcosa per sentire meno il non-senso. E il rumore del ponte che scricchiola. Il dolore, l'avevo già previsto, non ha importanza. Solo che il ponte sta per crollare, e io dovrei alzarmi e decidere. Ma non ne ho la forza. Sto qui, canticchio e tremo, e aspetto che, insieme al ponte, l'acqua gelida del fiume porti via anche me."



-Vigliaccheria.-

"E allora mi chiedo: che diavolo sto facendo? Perchè inizio sempre e non finisco mai? Scrivo, scrivo fiumi di puttanate inconcluse, ma non so rinunciare a questa dolcezza antica.
Kòsmos e Kàos non decidono
l'esito della loro partita.
Io attendo, sospesa."



-Solipsismo al limite.-


"Così torno a spremere queste povere sillabe inutili.
Spero in un'illuminazione filosofica
letteraria
divina
sciamanica
artistica
teologica...

Spero, come tutti, di non naufragare. In questo bianco di annegati.
Fili di me si sfilacciano, pigri e inesorabili. L'inutilità che nausea è la condizione invariata.

Così torno a torturare il tempo,
le sua pieghe di incubo, di sogno perso.
Concludo che l'egoismo è più forte di tutto,
due anime non possono toccarsi. Ma possono uccidersi.
Datemi un pozzo profondo d'oblio.
L'antica preghiera.
Due anime non possono capirsi, ma possono logorarsi.
Ognuna cristallizzata nel suo Dolore.
Ognuna muta e sorda.

L'antica speranza è bianca, come una primavera che non torna.

Si dice di amare. Ma non se ne è capaci. Si passa la vita
tra piccole tragedie private
ed enorme nulla.
La realtà è vuota, e se la ride. Di tutti.
Io non sento
nessuna appartenenza. Nessuna fratellanza.
Non sento universalità.
A lungo andare, essere singoli individui stanca, pesa, pesa come un macigno di diritti e di doveri
che non sai
chi ti ha dato, e perchè. E per farne cosa.
Coscienza,
coscienza individuale incerta di Giusto e Sbagliato, coscienza collettiva di gregge. Impecorita.
L'unica possibilità di Salvezza
sta nella cecità.
Ma io la rifiuto, la rifiuto,
e mi brucio gli occhi, e le vene sature.
E' possibile vivere senza dei e senza miti?
Nella consapevolezza del proprio non sapere, non potere, non arrivare?
Non arrivare mai all'Altro. Non vivere mai ciò che l'Altro vive. Non si rischia di ammattire, di ritirarsi in volontario esilio, pur di smettere subito la patetica finzione di una qualche sumpàtheia?
Amico mio, amore mio, figlio mio...Quante immagini di cartavelina.
Dov'è, l'essenziale?
Se alla fine contano soltanto i mind-gorillas.
E ogni miracoloso rapporto umano che si compone di assoluto,
ogni inaudita lacerazione nella maglia naturale
che fa passare, fa esistere, due esseri che
(al di là di ogni meschinità, interesse, parzialità, compromesso,
al di là di ogni tornaconto,
di ogni insano desiderio di cambiarsi,
di plasmarsi a vicenda in qualche cosa d'altro (di più facile da amare!)),
sono davvero legati in un solo sentire...Viene reciso. Reciso, interrotto, mutilato.
E avanti così, in un labirinto di Essenze dimezzate, illuse che il Gioco di Prestigio della comunicazione possa davvero renderle meno sole...E anche la mia.
Anche la mia sconosciuta, latente essenza, combatte per non dimenticare chi è,
pur sapendo già
che già non lo sa più..."



-Alcohol, Shakespeare e macabre danze sui resti del mio cervello.-

"Scrivo se no tra qualche ora non ricordo.
Sono ubriaca.
Sono felice.
Sono colpevole.
Sono sbagliata,
non sono programmata
per vivere
fino a domattina.
Mento dicendo il vero.
Sono overthrown,
over sconvolta
ormai sovvertita
ormai a pezzi
ormai perduta e cattiva.
Non spero di migliorare
non spero più
vorrei ballare e cantare stanotte
e bere ancora.
Non credo di poter dormire, come Macbeth con le mani,
DI CHI SONO QUESTE MANI?
DI CHI QUESTA ANIMA?
Dov'è la mia essenza?
Dispersa
dimenticata
un po' a te, un po' a te,

eccomi qua
ora potete odiarmi e farmi vedere l'effetto che fa,
eccomi qua
questa è la verità
salvatevi da me
salvatemi da me
per favore
per favore
andate lontani e lasciate che io
mi disintegri da sola
lasciate che anneghi, questo guanto,
voglio soltanto il mare a guardarmi.

(eppure vi chiedo di restare e capire, vi imploro di non cacciarmi via dalla vostra vita, perchè la mia è tanto inutile e io senza di voi sono tanto triste; eppure vi chiedo di non odiarmi anche se sono così orrenda e piena di sangue io spero che voi vediate ancora il mio volto oltre la nebbia degli atti sconnessi...)

Come se avessi perso il mio viso,
come se un pugno troppo forte me lo avesse sconvolto per sempre,
non so più guardarmi
non so più nulla di me
non mi voglio più,

oh, se stanotte mi inghiottisse
allora sì che dormirei felice.
Ma ho ucciso il sonno! Ho ucciso il sonno!"

sabato 26 giugno 2010

Loro non capiscono, vero?

"Non posso andare avanti. Non posso. Tutto succede così presto...Non abbiamo il tempo di guardarci, di vederci davvero...Non me ne accorgevo, che era così...Accadeva tutto questo, tutte queste cose, e noi le vivevamo senza nemmeno accorgercene...Ah, riportatemi lassù...sulla collina...nella mia tomba...Soltanto, prima, ecco, un ultimo sguardo...Addio. Addio al mondo.
Addio a Grover's Corners...a mamma e a papà...e al ticchettio della pendola...e ai girasoli in giardino...e alla colazione e al caffè...e ai vestiti stirati di fresco...e al dormire e allo svegliarsi...Ah, la terra è troppo bella, perchè uno possa rendersene conto.
C'è nessuno...nessun essere umano...che sappia quello che sta vivendo mentre lo vive? Nessuno?"

da "La Piccola Città", Thornton Wilder

mercoledì 9 giugno 2010

baustelle.



C’è un amore che non muore mai
più lontano degli dei
a saperterlo spiegare che filosofo sarei...



...noi ci siamo amati
violentati
deturpati
torturati
maltrattati
malmenati
scritti lettere,
lo sai,

noi ci siamo amati
divertiti
pervertiti
dimenati
spaventati
rovinati
licenziati,
lo saprai,

noi ci siamo persi
ritrovati
poi bucati
c’è un amore che mi lacera la carne
ed ancora tu lo sai,

noi ci siamo amati
violentati
deturpati
c’è un amore che mi brucia nelle vene
e che non si spegne mai,

noi ci siamo amati
violentati
deturpati
torturati
maltrattati
malmenati
scritti lettere,
lo sai.

mercoledì 2 giugno 2010

e tu non passerai di qui.

il cielo è blu da far paura,
il sole morde sulle foglie,
e tu non passerai di qui.

il tempo è solo una canzone,
io sono sempre fuori tono,
e tu non passerai di qui.

gioco a buttare le mie ore,
gioco a sputare il loro sangue,
e tu non passerai di qui.

non cambia mai il giorno stanco,
non torna mai chi se n'è andato,
e tu non passerai di qui.

ho in testa come una campana,
quando montale e i doganieri,
e tu non passerai di qui.

potrei gridare vaffanculo,
potrei partitre per parigi,
ma tu non passerai di qui.

ma tu non passerai di qui.

ma tu non passerai di qui.

il sole parla con le foglie,
il cielo vuole ipnotizzarmi,
e tu non passerai di qui.

domenica 23 maggio 2010

ma non sei lucida!

La nausea va d'accordo con la lancetta che conta
i fallimenti.
Sembra un graffio sincopato,
e io non voglio più niente.
Non voglio
presente, futuro,
non voglio redenzione, non voglio medicine, non voglio consolazione,
non voglio ricostruzione, non voglio cibo, non voglio sorrisi,
non voglio amore, non voglio pace,
non voglio lucidità, non voglio essere ragionevole,
non voglio capire, non voglio accettare,
non voglio dimenticare, non voglio stare bene,

non voglio s-t-a-r-e b-e-n-e.

Se fosse così facile raccontartelo.
Se fosse così facile ti direi...
Alla fine ho sempre freddo,
e non posso cucirmi addosso una coperta di parole.
Ieri notte il parco era un buio, era un buco nero, che portava via passi, lacrime e grida,
ma non mi ha lasciata uscire. Mi ha fermata dentro di lui, come un incantesimo, potevo correre fino alla fine del fiato e delle vertigini, ma solo entro i suoi limiti. Non oltre. Non gli ho chiesto perchè. Forse, sai, forse si ricordava di me piccola, ed era preoccupato. Io ero arrabbiata con la sua forza cieca, ma poi mi sono arresa, e mi sono fermata, e ho orbitato nel suo vortice finchè ha voluto, finchè non mi ha rotolata verso casa. Ero così fuori posto, tra i tifosi in festa, ero così stonata, e mi ha fatto male, mi ha fatto tanto male, sai, io forse non sono abbastanza dura per sopportare la mia dissonanza. Può capitare. Tu mi parli dei poteri miracolosi del Tempo, io vorrei parlare dei denti. Affilati. Della Fine. E vorrei parlare di stanotte, e di domani, e di domani notte e di dopodomani...
Non voglio. Non voglio più. Ogni impulso vitale mi scava nella carne una ferita più profonda, ogni senso, ogni motivo per non arrendermi, è peggiore (perchè più subdolo e costruito e viscido) di qualsiasi resa.
E allora, io lascio.
Io mi arrendo, e tu riderai e mi prenderai in giro, perchè non mi crederai, ma io mi arrendo davvero, mentre tu ridi, mi prendi in giro e non mi credi, io tolgo la vita da dentro, piano, gradino dopo gradino, la prosciugo da dentro, perchè non ne voglio più, perchè è abbastanza,
perchè il gioco ha perso la sua leggerezza.

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